Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/16

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14 de pictura – libro primo

sono a sé equali. L’angolo ottuso è quello che sia maggiore che il retto, e quello che sia minore che il retto si chiama acuto.


4.    Ancora ritorniamo alle superficie. Sia persuaso, quanto all’orlo sue linee e angoli non si mutano, tanto sarà medesima superficie. Abbiamo adunque mostro una qualità che mai si parte datorno dalla superficie. Abbiamo a dire dell’altra qualità quale sta quasi come buccia sopra tutto il dosso della superficie. Questa si divide in tre. Sono alcune superficie piane, alcune cavate in dentro, alcune gonfiate fuori e sperice; e a questa agiugni la quarta quale sia composta da due di queste. La superficie piana sarà quella quale, sopra trattoli uno regolo diritto, ad ogni parte se l’acosterà; a questa molto sta simile la superficie dell’acqua. Sperica superficia s’assomiglia al dosso della spera. Dicono la spera essere uno corpo ritondo, volubile in ogni parte, in cui mezzo siede uno punto, dal quale punto qual si sia parte estrema di quel corpo all’altre simile sia distante. La superficie cavata sarà dentro, sotto l’ultimo estremo della superficie, sperica, quasi come drento il guscio dell’uovo. La superficie composta sarà quella che per uno verso sia piana, per un altro verso sia cavata o sperica, qual sono drento i cannoni e di fuori le colonne.


5.    Adunque l’orlo e dorso danno suoi nomi alle superficie. Ma le qualità per le quali, non alterata la superficie né mutatoli suo nome, pure possono parere alterate, sono due, quali pigliano variazione per mutazione del luogo o de’ lumi. Diciamo prima del luogo, poi de’ lumi, e investighiamo in che modo per questo le qualità alla superficie paiano mutate. Questo s’apartiene alla forza del vedere, imperò che mutato il sito le cose parranno o maggiori o d’altro orlo o d’altro colore, quali tutte cose misuriamo col vedere. Cerchiamo a queste sue ragioni cominciando dalla sentenza de’ filosafi, i quali affermano misurarsi le superficie con alcuni razzi quasi ministri al vedere, chiamati per questo visivi, quali portino la forma delle cose vedute al senso. E noi qui ima-