Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/18

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16 de pictura – libro primo

giniamo i razzi quasi essere fili sottilissimi da uno capo quasi come una mappa molto strettissimi legati dentro all’occhio ove siede il senso che vede, e quivi quasi come tronco di tutti i razzi quel nodo estenda drittissimi e sottilissimi suoi virgulti per insino alla opposita superficie. Ma fra questi razzi si truova differenza necessaria a conoscere. Sono loro differenze quanto alla forza e quanto all’officio. Alcuni di questi razzi giugnendo all’orlo delle superficie misurano sue tutte quantità. Adunque perché così cozzano l’ultime ed estreme parti della superficie, nominiàlli estremi o vuoi estrinsici. Altri razzi da tutto il dorso della superficie escono sino all’occhio, e questi hanno suoi offici, però che da que’ colori e que’ lumi accesi dai quali la superficie splende, empiono la pirramide della quale più giù diremo al suo luogo: e questi così si chiamino razzi mediani. Ecci fra i razzi visivi uno detto centrico. Questo, quando giugne alla superficie, fa di qua e di qua torno a sé angoli retti ed equali. Dicesi centrico a similitudine di quella sopradetta centrica linea. Adunque abbiamo trovato tre differenze di razzi: estremi, mediani e centrici.


6.    Ora investighiamo quanto ciascuno razzo s’adoperi al vedere. Prima diremo degli estremi, poi de’ mezzani, e ivi apresso del centrico. Coi razzi estremi si misurano le quantità. Quantità si chiama ogni spazio super la superficie qual sia da uno punto dell’orlo all’altro. E misura l’occhio queste quantità con i razzi visivi quasi come con un paio di seste. E sono in ogni superficie tante quantità quanti sono spazi tra punto e punto, però che l’al-