Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/20

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18 de pictura – libro primo

tezza dal basso in su, la larghezza da man destra a sinistra, la grossezza tra presso e lunge e qualunque altra dimensione vel misurazione si faccia guatando, a quella s’adopera questi razzi estremi. Onde si suole dire che al vedere si fa triangolo, la base del quale sia la veduta quantità e i lati sono questi razzi, i quali dai punti della quantità si estendono sino all’occhio. Ed è certissimo niuna quantità potersi sanza triangolo vedere. Gli angoli in questo triangolo visivo sono prima i due punti della quantità; il terzo, quale sia opposto alla base, sta drento all’occhio. Sono qui regole: quanto all’occhio l’angolo sarà acuto, tanto la veduta quantità parrà minore. Di qui si conosce qual cagione facci una quantità molto distante quasi parere non maggiore che uno punto. E benché così sia, pure si truova alcuna quantità e superficia di quale, quanto più li sia presso, meno ne vedi, e da lunge ne vegga molto più parte. Vedesi di questo pruova nel corpo sperico. Adunque le quantità per la distanza paiono maggiori e minori. E chi ben gusta quello che detto è, credo intenda come mutato l’intervallo i razzi estrinsici divenghino mediani, e così i mediani estrinsici; e intenderà, dove i mediani razzi sieno fatti estrinsici, subito quella quantità parere minore, e contrario, quando i razzi estremi saranno dentro all’orlo adiritti, quanto più distanti dall’orlo, tanto parrà la veduta quantità maggiore.


7.    Qui soglio io appresso ad i miei amici dare simile regola: quanto a vedere più razzi occupi, tanto ti pare quel che si vede maggiore, e quanto meno razzi, tanto minore. E questi razzi estrinsici così circuendo la superficie che l’uno tocchi l’altro, chiuggono tutta la superficie quasi come vetrici ad una gabbia,