Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/22

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20 de pictura – libro primo

e fanno quanto si dice quella pirramide visiva. Adunque mi pare da dire che cosa sia pirramide, e a che modo sia da questi razzi construtta. Noi la discriveremo a nostro modo. La pirramide sarà figura d’uno corpo dalla cui base tutte le linee diritte tirate su terminano ad uno solo punto. La basa di questa pirramide sarà una superficie che si vede. I lati della pirramide sono quelli razzi i quali io chiamai estrinsici. La cuspide, cioè la punta della pirramide, sta drento all’occhio quivi dov’è l’angulo delle quantità. Sino a qui dicemmo dei razzi estrinsici dai quali sia conceputa la pirramide, e parmi provato quanto differenzi una più che un’altra distanza tra l’occhio e quello che si vegga. Seguita a dire dei razzi mediani quali sono quella moltitudine nella pirramide dentro ai razzi estrinsici; e questi fanno quanto si dice il cameleone, animale che piglia d’ogni a sé prossima cosa colore, imperò che da dove toccano le superficie perfino all’occhio, così pigliano colori e lume qual sia alla superficie, che dovunque li rompesse, per tutto li troveresti per uno modo luminati e colorati. E di questo si pruova che per molta distanza indebiliscono. Credo ne sia ragione che, carichi di lume e di colore, trapassano l’aere quale, umido di certa grassezza, stracca i carichi razzi. Onde traemmo regola: quanto maggiore sarà la distanza, tanto la veduta superficie parrà più fusca.


8.    Restaci a dire del razzo centrico. Sarà centrico razzo quello uno solo, quale sì cozza la quantità che di qua e di qua ciascuno angolo sia all’altro equale. Questo uno razzo, fra tutti gli altri gagliardissimo e vivacissimo, fa che niuna quantità mai pare maggiore che quando la ferisce. Potrebbesi di questo razzo dire più cose, ma basti che questo uno, stivato dagli altri razzi, ultimo abandona la cosa veduta; onde merito si può dire prencipe de’ razzi. Parmi avere dimostrato assai che, mutato la distanza