Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/235

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deifira 231

Questi qual soffero, tutti sono miei colpi; queste piaghe mortali sono in me da’ primi miei errori. Imparate, amanti: non ubidite amore men che vi chiegga. Più che gli altri piace quel destriere qual corre sanza troppe spronate. E chi fa quel che non vuole, soffera due mali: quanto s’afatica, e quanto gli dispiace. Ma tu, Deifira mia, sai bene ch’io da te merito se non pietate. Io mai fuggii d’amarti; anzi cercai che l’amore nostro durassi sanza averci a pentire di cosa alcuna.

Filarco. Certo questi erano segni di vero amore, ed era villania la tua, vedendoti amare, se non accettavi aperto quel che tanto a te era proferto. Ma sempre pare, non in amare solo ma in ogni cosa, che i doni troppo proferiti fastidiano, e i dinegati diletti sollecitano a farsi disiderare. Amando, a me nè molto piacerebbe chi mi saziassi; e certo arei in odio chi mi si porgessi troppo acerba.

Pallimacro. Ahimè, Filarco! Beato chi può d’ogni suo pensiero avere ragione. Stima che grande cagione in questo mi facea così essere restio. Quel medesimo sole, quale tu fiso miravi stamani quando e’ surgeva, ora fra ’l dì in alto cresciuto abaglia chi lo guarda. Così io da primo scorsi il mio male quando e’ nasceva, quale medesimo fatto grande acceca ogni mia ragione e consiglio. Nè mi ritenni salire quella erta, onde ora stracco posso nè scendere nè affermarmi.

Filarco. E che adunque non fuggivi tu in tutto quel che tu tanto prevedevi essere dannoso?

Pallimacro. Previdi, sì, Deifira mia, tutto conobbi, tutto da lungi scorsi, e in parte prima ne feci te certa di quel che poi m’è teco intervenuto. Ma se tu, Filarco mio, hai di me ora, quanto certo hai, compassione vedendomi, perchè io ami altrui, sì penoso, come potevo io non avere piatà di chi amando me ardeva?

Filarco. Sempre fu debito d’umanità amare chi ami te. Ma dicesi officio ancora di prudenza in ogni cosa aversi tale che a nulla sia troppo.

Pallimacro. Sai tu come uno grande e grave sasso con più fatica e tardezza si volge, ma poi che comincia a rotolare alla china fracassando, a nulla si ritiene. Uno piccolo e leggiero sassetto, poca cosa lo muove e poco cespuglio il ferma. Così gli animi nostri,