Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/295

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1


Preclarissimo viro Johanni Cos. de Medicis amicissimo in Florentia.


Salve. Che tu pigli chonfidentia in me mi piace. Et fai quello che si richiede alla benivolentia nostra antiqua. Et io, perché chosì chonosco essere mio debito, però desidero et per te et a tua richiesta fare qualunque chosa torni chommodità a chi te ama. Et maxime molto mi diletterà far chosa grata al tuo Sandro, per chui tu mi chiedi certa chomutatione di terreni al borgho. Sono certo, se non fusse chosa iustissima, non la chiederesti, né lui metterebbe te interpetre. Ma pur ti pregho lo chonforti, et io sarò, credo, chostì fra non molti dì, et vederemo la chosa, et sarò chollo archiepiscopo, senza cui consiglio proposi più fa di far nulla, et quello che tu stessi statuirai, farò di buona voglia. Interim vale.

Ex Roma x aprilis, tuus

Baptista de Albertis


2


Prestantissimo viro Matheo de Pasti et caetera amico dulcissimo. In Arimino.


Salve. Molto mi fur grate le lettere tue per più rispetti, et fummi gratissimo el Signior mio facesse chome io desiderava, cioè ch’el pigliasse optimo chonsiglio chon tutti. Ma quanto tu mi dici che ’l Manetto afferma che le chupole deno esser due largezze alte, io credo più a chi fece Therme et Pantheon et tutte queste chose maxime che a llui, et molto più alla ragion che a