Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/30

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28 de pictura – libro primo

tralucente tale che la pirramide visiva indi trapassasse, posto una certa distanza, con certi lumi e certa posizione di centro in aere e ne’ suoi luoghi altrove. Qual cosa così essere, dimostra ciascuno pittore quando sé stessi da quello dipigne sé pone a lunge, dutto dalla natura, quasi come ivi cerchi la punta e angolo della pirramide, onde intende le cose dipinte meglio remirarsi. Ma ove questa sola veggiamo essere una sola superficie, o di muro o di tavola, nella quale il pittore studia figurare più superficie comprese nella pirramide visiva, converralli in qualche luogo segare a traverso questa pirramide, a ciò che simili orli e colori con sue linee il pittore possa dipignendo espriemere. Qual cosa se così è quanto dissi, adunque chi mira una pittura vede certa intersegazione d’una pirramide. Sarà adunque pittura non altro che intersegazione della pirramide visiva, sicondo data distanza, posto il centro e constituiti i lumi, in una certa superficie con linee e colori artificiose representata.


13.    Ora poi che dicemmo la pittura essere intercisione della pirramide, convienci investigare qualunque cosa a noi faccia questa intersegazione conosciuta. Convienci avere nuovo principio a ragionare delle superficie, dalle quali dicemmo che la pirramide usciva. Dico delle superficie alcuna essere in terra riversa e giacere, come i pavimenti e i solari degli edifici e ciascuna superficia quale equalmente da questa sia distante. Altre stanno apoggiate in lato, come i pareti e l’altre superficie collineari ad i pareti. Le superficie equalmente fra sé distanti saranno, quando la distanza fra l’una e l’altra in ciascuna sua parte sarà equale. Collineari superficie saranno quelle, quali una diritta linea in ogni parte equalmente toccherà, come sono le faccie de’ pilastri quadri posti ad ordine in uno portico. E sono queste cose da essere aggiunte a quelle quali di sopra dicemmo alle superficie. E a quelle cose quali dicemmo de’ razzi intrinsici, estrinsici e centrici, e a quelle dicemmo della pirammide, aggiugni la sentenza de’ matematici, onde si pruova che, se una dritta linea taglia due lati d’uno triangolo, e sia questa linea, qualora fa triangolo, equidi-