Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/68

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66 de pictura – libro secondo

simi i movimenti e ben vivaci quelli e’ quali si muovano in alto verso l’aere. Dicemmo ancora alla composizione de’ membri doversi certa spezie: e sarebbe cosa assurda se le mani di Elena o di Efigenia fussero vecchizze e zotiche, o se in Nestor fusse il petto tenero e il collo dilicato, o se a Ganimede fusse la fronte crespa o le coscie d’un facchino, o se a Milone, fra gli altri gagliardissimo, fusseno i fianchi magrolini e sottiluzzi. E ancora in quella figura, in quale fusse il viso fresco e lattoso, sarebbe sozzo soggiungervi le braccia e le mani secche per magrezza. Così chi dipignesse Acamenide, trovato da Enea in su quell’isola con quella faccia quale Virgilio il descrive, non seguendo gli altri membri a tanta tisichezza, sarebbe pittore da farsene beffe. Pertanto così conviene tutte le membra condicano ad una spezie. E ancora voglio le membra corrispondano ad uno colore, però che a chi avesse il viso rosato, candido e venusto, a costui poco s’affarebbe il petto e l’altre membra brutte e sucide.


38.    Adunque nella composizione de’ membri dobbiamo seguire quanto dissi della grandezza, officio, spezie e colori. Poi apresso ogni cosa seguiti ad una dignità. Sarebbe cosa non conveniente vestire Venere o Minerva con uno capperone da saccomanno: simile sarebbe vestire Marte o Giove con una vesta di femmina. Curavano gli antiqui dipintori, dipignendo Castor e Poluce, fare che paressero fratelli, ma nell’uno apparesse natura pugnace, nell’altro agilità. Facevano ancora che a Vulcano sotto la vesta parea il suo vizio di zopicare, tanto era in loro studio espriemere officio, spezie e dignità a qualunque cosa dipignessero.


39.    Seguita la composizione de’ corpi, nella quale ogni lode e ingegno del pittore consiste. Alla quale composizione certe cose