Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/86

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84 de pictura – libro secondo



47.    Qui vero raccontiamo cose quali imparammo dalla natura. Posi mente che alla superficie piana in ogni suo luogo sta il colore uniforme; nelle superficie cave e sperice piglia il colore variazione, però ch’è qui chiaro, ivi oscuro, in altro luogo mezzo colore. Questa alterazione de’ colori inganna gli sciocchi pittori, quali se, come dicemmo, bene avessono disegnato gli orli delle superficie, sentirebbono facile il porvi i lumi. Così farebbono: prima quasi come leggerissima rugiada per infino all’orlo coprirebbono la superficie di qual bisognasse bianco o nero; di poi sopra a questa un’altra, e poi un’altra; e così a poco a poco farebbono che dove fusse più lume, ivi più bianco da torno, mancando il lume, il bianco si perderebbe quasi in fummo. E simile contrario farebbero del nero. Ma ramentisi mai fare bianca alcuna superficie tanto che ancora non possa farla vie più bianca. Se bene vestissi di panni candidissimi, convienti fermare molto più giù che l’ultima bianchezza. Truova il pittore cosa niuna altro che ’l bianco con quale dimostri l’ultimo lustro d’una forbitissima spada, e solo il nero a dimostrare l’ultime tenebre della notte. E vedesi forza in ben comporre bianco presso a nero, che vasi per questo paiano d’argento, d’oro e di vetro, e paiono dipinti risplendere. Per questo molto si biasimi ciascuno pittore il quale senza molto modo usi bianco o nero. Piacerebbemi apresso de’ pittori il bianco si vendesse più che le preziosissime gemme caro. Sarebbe certo utile il bianco e nero si facesse di quelle grossissime perle quale Cleopatra distruggeva in aceto, ché ne sarebbono quanto debbono avari e massai, e sarebbero loro opere più al vero dolci e vezzose. Né si può dire quanto di questi si convenga masserizia al dipintore. E se pure in distribuirli peccano, meno si riprenda chi adoperi molto nero, che chi non bene distende il bianco. Di dì in dì fa la natura che ti viene in odio le cose orride e oscure; e quanto più facendo impari, tanto più la mano si fa dilicata a vezzosa grazia. Certo da natura amiamo le cose aperte e chiare. Adunque più si chiuda la via quale più stia facile a peccare.