Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/154

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132 della architettura

ficio d’huomo da bene, et studioso, lo sforzarsi di liberare questa scientia, la quale sempre i più savi Antichi stimarono assai, da la sua annichilatione, et rovina. Et cosi stavo in dubio, et non mi sapevo risolvere, se io tirassi dietro a la impresa, o pur me ne togliessi giuso. Vincevami molto al fine l’amore di tale opera, et la carità di tali studii, et a quel che non fusse stato a bastanza lo ingegno mio, sopperiva uno ardente studio, et una incredibile diligentia. Non era cosa alcuna in alcun luogo de le opere antiche che vi risplendesse alcuna lode, che io subito non andassi investigando se io da essa potessi imparare cosa alcuna. Andava adunque investigando, considerando, misurando, et dileguando con pittura ogni cosa, non ne lasciando alcuna indietro in alcun luogo, sino a tanto che io havessi conosciuto interamente, et posseduto tutto quello che da qualunque ingegno o arte in si fatti edificii fusse stato messo in opera . Et in quel modo alleggerivo la fatica de lo scrivere con il desiderio, et con il piacere de lo imparare . Et veramente che il raccorre insieme, et raccontare con dignità, et collocare con ordini ragionevoli, et scrivere con accurato stile, et mostrare con vere ragioni tante varie cose, tanto disuguali, tanto disperse, et tanto aliene da l’uso, et cognitione de gli huomini, era al tutto offitio di huomo di più qualità, et di maggior dottrina, che io in me non conoscevo. Non mi pento, et non mi dolgo punto di me stesso, se io ho pur conseguito quel che io haveva ordinato, che coloro cioè, che leggeranno habbino più caro, che nel mio dire io riesca loro più tosto facile che troppo eloquente. La qual cosa quanto sia difficile nel trattare simili cose, lo conoscono più facilmente coloro, che ne hanno fatta esperienza, che non lo credono coloro che non hanno esperienza alcuna. Et se io non mi inganno, le cose che noi habbiamo scritte, le habbiamo scritte di maniera, che non si negherà che le non sieno scritte secondo le regole di questa lingua, et intenderannosi ancora assai bene. Questo medesimo in quelle cose, che seguitano, ci ingegneremo di fare per quanto potranno le forze nostre. De le tre parti, che si aspettavano a tutte le sorti de gli edificii, accioche quelle cose, che noi murassimo, fussino accommodate secondo i bisogni, saldissime per durar gran tempo, et gratiosissime, et piacevolissime, espedite le prime due, ci resta a espedir la terza dignissima più che tutte l’altre, et molto necessaria.


Della bellezza, et de lo ornamento, et de le cose, che da esse procedono, et de le loro differentie, et che egli si debbe edificare con ragioni vere, et che sia il padre, et lo alumno delle Arti.

cap. ii.


PEnsano veramente, che la gratia, et la piacevolezza non derivi daltronde che da la bellezza, et da lo ornamento, indotti da questo, che e’ non sentono che si truovi alcuno tanto maninconico, tanto grosso, tanto rozo, et tanto villano, che non gli piaccino grandemente le cose belle, et che non vadia dietro, lasciate tutte le altre, a le più adorne, et che non sia offeso da le brutte, et che non scacci via le non ornate, et abiette, et che non si avegga del mancamento di qualunche cosa, et che non confessi, che gli manchi uno certo che, che se quella tale opera l’havesse, sarebbe più gratiosa, et più degna. Bisogna adunque scerre, et andar principalmente dietro a una dignissima bellezza, et coloro massimo, che vogliono, che le loro cose sieno grate. Quanto i nostri maggiori, huomini prudentissimi, stimarono che si dovesse haver cura a questa cosa, lo dimostrano si l’altre cose, si ancora le leggi, la militia, le cose sacre, et tutte le cose publiche. Veramente egli è cosa incredibile a dire quanto e’ s’affaticarono di farle ornatissime, come se gli avessino voluto, che e’ si fusse creduto, che levati di si fatte cose (senza le quali appena po-

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