Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/187

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libro settimo. 165


spezzasse. Molti finalmente ne gli altri colonnati la posono d’un sesto più, et in oltre non pochi d’una duodecima parte più, et massimo ne colonnati che noi chiamiamo eccellenti.


Delle parti de Colonnati, et de Capitelli, et delle sorti loro.

cap. vi.


POi che saranno fermi i vani, si hanno a rizzare le colonne, dalle quali hanno a essere rette le volte, o le coperture. Grandissima differentia certo è se tu hai a rizzare colonne, o veramente pilastri, et se sopra i vani tu ti vuoi servire d’architravi o pure di archi. Gli archi, et i pilastri stanno molto bene ne Teatri; et nelle Chiese ancora non sono disconvenienti gli archi; ma nelle opere de Tempii più eccellenti che l’altre, non si veggono mai portici se non con gli architravi. Di questo habbiamo a trattare. Le parti de colonnati son queste, il zoccolo da basso, et sopra quello la basa, sopra la basa la colonna, dipoi il capitello, et poi l’architrave, poi il fregio con il quale si venga a terminare, et a coprire le teste de gli architravi, nell’ultimo poi è la cornice. Giudico che sia bene cominciare da capitelli mediante i quali si variano grandemente i colonnati. In questo luogo prego io coloro che copiano questo mio libro, che e’ sieno contenti scrivere i numeri che noi adopereremo con lettere a questo modo cioè dodici, venti, quaranta, et non con i caratteri XII. XX. XL. La necessità ne hà insegnato porre i capitelli sopra le colonne, accioche sopra di loro i pezzi delli architravi, si congiunghino insieme, ma pareva brutto quel legno cosi rozo da riquadrarsi, furono adunque da principio appresso i Dorici se noi crediamo però ogni cosa a Greci, alcuni, che andarono investigando ch’e’ si dovesse imitare un certo che fatto a tornio, che paresse quasi una tazza posta sotto a un coperchio quadro, et perche ella pareva loro troppo stiacciata la sollevarono allungandola alquanto di collo. Gli Ionici veduto il lavoro de Dorici lodarono la tazza nel capitello, ma non piacque già loro vederla cosi spogliata ne con il collo tanto lungo, et per questo vi aggiunsono due scorze d’albero che pendevano di quà, et di là, et ravolgendosi a guisa di cartoccio abbracciavano i fianchi d’essa tazza. Successono dipoi i Corinthii, et di ciò fu inventore Gallimaco, al quale non piacque come a costoro le tazze stiacciate, ma havendo veduto ad una sepoltura d’una fanciulletta un vaso molto alto, coperto, et pieno atorno di foglie natevi di acanto, gli piacque molto. Tre adunque furono le maniere trovate de capitelli. Il Dorico ancor che io truovo che questo medesimo havevano prima in uso i Toscani antichi; il Dorico dico, lo Ionico, et il Corinthio. Et che altra cagione credi tu che sia del ritrovarsi un numero infinito di capitelli varii, et che non si somigliano, se non che con grandissima cura, et diligentia sono stati fatti, et trovati da coloro, che si sono ingegnati di ritrovare sempre cose nove. Niente di manco non se ne vede nessuno che sia meritamente da essere lodato più di quelli, eccetto però che quel solo (accioche noi non dichiamo però d’havere havuto ogni cosa da forestieri) che io chiamo Toscano, o vuoi Composito, percioche a la bellezza di quello de Corinthii vi si aggiunsero le dilicatezze delli Ionici, et in cambio di manichi vi si messono cartocci avvolti che pendono, opera molto grata, et molto lodata. Le colonne poi c’havessino à corrispondere alla eccellentia del lavoro le facevano in questo modo. Percioche e’ dissono che a capitelli Dorici si convenivano colonne, che fussino lunghe da alto a basso sette volte quanto era la colonna da basso. Alli Ionici che la fusse lunga per otto teste. Et a capitelli Corinthii messono sotto colonne, che fussino per nove teste quanto è la loro grossezza da basso. A tutte queste colonne, piacque loro di mettere le base d’una medesima altezza, ma di disegno, et

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