Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/266

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244 della architettura

spese: Ne sarà mosso da una gran machina di muraglia, talmente che in quella posi lo animo. Gran cosa, disse colui, è certo quella che ha fatto Colono. Ma la prima cosa andrà rinvenendo quanto artificio sia in qualunque cosa preveduto, et secreto, o quel che vi sia eccellente, et mirabile, mediante la inventione, et si avvezzerà che nulla vi sia lodabile, nè da essere approvato, se non quelle cose che vi fieno del tutto eccellenti, et degne di ammirationi d’ingegno; et ciò che in qualunque luogo truova di lodabile, attribuisca alle cose sue, acciò habbia ad essere imitato, et quelle cose che e’ conoscerà potersi fare molto più dilicate, con l’arte, et con il moderarle, le correggerà, et modererà, et quelle che non saranno però cattive affatto, si sforzerà con le forze de lo ingegno migliorarle, et sempre con una sottile, et continova investigatione di cose ottime, desiderando sempre cose maggiori eserciterà, et accrescierà l’ingegno suo, et in questo modo si raccorrà, et riporrà nello animo tutte le lodi, non solamente sparse, et seminate, ma nascoste, et riposte per dir cosi nell’intime viscere de la natura: le quali lodi introducerà con grandissimo frutto di lode, et di gloria nelle opere sue; et si rallegrerà di haver messo inanzi alcuna sua bella inventione, de la quale gli huomini s’habbino a maravigliare, come peraventura fu quella di colui che fece il Tempio senza alcuno serramento: O veramente come quella di colui che condusse a Roma il Colosso sempre ritto, et sospeso; nel qual lavoro faccia ancor questo a nostro proposito, si serviva di ventiquattro Elefanti: O come quella di colui, che nel cavare di una cava vi lascierà fatto un laberinto, o un Tempio, o qual’altra cosa tu ti voglia che serva a’ bisogni de gli huomini fuor de la oppenione d’altrui. Dicono che Nerone si servì certo di Architettori prodigiosi, a’ quali non cadeva mai cosa alcuna nello animo, se non quelle che erano quasi impossibili a farsi da gli huomini. Io certo non lodo questi tali. Ma io vorrei, che e’ fussino, et si apparecchiassero di esser tali, che e’ paia che egli habbino voluto in ogni cosa attendere prima alla utilità, et al bisogno, che ad altro; et se bene egli harà fatto tutto quello che harà fatto, per adornamento, io nientedimeno vorrei, che tu non negassi che e’ paia che e’ l’abbia fatto principalmente per utilità, et loderò se alle nuove inventioni vi saranno inserti i lodatissimi ordini de li Antichi: et se a quelli non mancheranno nuovi trovati di ingegno. Si che in questo modo ecciterà le forze de lo ingegno suo con l’uso, et con la essercitatione de le cose che giovino a acquistare questa scientia, o arte con molta lode, et penserà che lo officio suo sia di non haver solamente quella facultà, la quale non havendo si troverebbe non esser quello, quale ei fa professione di essere, ma si armerà de la cognitione et ornato di tutte le buone arti, per quanto farà a suo proposito, et ci diventerà prompto, et espedito, talmente che in quella cosa non desidererà maggiori aiuti di dottrina, et si delibererà di non haver mai a torsi, ne a cessare da lo studio, ne da la industria, fino a tanto che e’ si conosca essere simile a coloro, alle lodi de quali non si può arroggere cosa alcuna. Ne penserà di haver mai satisfatto a se stesso, se e’ sarà cosa alcuna in alcun luogo, che per verso alcuno si possa giovare, da poterla ottenere con arte, o con ingegno, se egli non l’harà compresa, et non se ne sarà totalmente insignorito, et non si sarà con tutto il suo potere sforzato, che in lui stesso si ritruovi il cumulo, et la somma ultima de la gloria di haver condono al più pregiato fine qual si voglia genere, specie, o forma de le cose. Ma quelle cose che giovano, et quali de le arti sieno ad uno Architettore necessarie, son queste: La Pittura, et le Matematiche: nell’altre non mi affatico, che sia dotto, o nò. Conciosia che io non presterò fede a colui che dice, che a uno Architettore s’aspetta di essere Dottore di Legge, accioche e’ sappia rendere ragione del rimuovere le acque; del por termine infra i confini, et del non incorrere in lite, et controversie, et simili, come ne lo edificare bene spesso


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