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278 della architettura

uno altro di fuori, talmente che infra l’una porta, et l’altra si rinchiugga tanto d’aria, quanto un cubito, averrà che coloro, che parleranno dentro, non potranno in modo alcuno essere intesi da chi sarà fuori.


Che alcune cose più minute giovano à l’uso del fuoco.

cap. xiv.


HOra se noi haremo à edificare in alcun paese, che sia troppo freddo, serviamoci del fuoco. Usasi il fuoco in varii modi, ma quello uso sarà più di tutti gli altri commodo, che sarà in luogo spatioso, et luminoso, percioche se tu farai fuoco in luogo, che tu non possa mandare via il fumo, o in luogo serrato in volta, ne darà aria mal conditionata che ti farà gli occhi cisposi, et ti indebolirà la vista. Aggiugni che la veduta de le fiamme et del chiarore del fuoco vivo è uno allegrissimo compagno a vecchi che si stanno al fuoco a ragionare; ma nel mezo de la gola del cammino da lato di sopra bisogna che vi sia una porticciuola attraverso di ferro, à la quale poi che se ne sarà ito tutto il fumo, et che la brace bene accesa harà cominciata a covare se stessa, tu dia la volta, et chiuggali la gola, accioche per quella apertura, o vano non possa penetrare alcun fiato di fuori. Il muro di felice, o di marmo è et freddo, et humido, conciosia che col suo freddo ristrigne l’aria, et la converte in sudore: quello che è di tufo et di mattoni è più commodo, poi che e’ sarà asciutto del tutto: chi dormirà dentro a muraglia humida et nuova et massimo se ella sarà in volta, incorrerà in gravissime infermità di doglie, et di febbre, per la flemma et per i catarri. Sonsi Trovati alcuni, che hanno per tal conto perso il vedere, et chi s’è rattratto di nervi, et alcuni che hanno perso l’animo et la mente, et fon diventati pazzi. Ma perche si rasciughino presto, si hà à lasciare i vani aperti à venti che scorrino. Migliore di tutti gli altri quanto alla sanità sarà quel muro, che si farà di matton crudi rasciutti già di duoi anni. La corteccia fatta di gesso per essere troppa serrata, fa l’aria mal sana, et è spesso nociva a polmoni. Ma se tu farai atorno alle mura un tavolato di abeto, o di albero, sarà a stanza più sana, nell’inverno assai ben tiepida, et la state non sarà molto calda, ma sarà forse fastidiosa per i topi et per le cimici: questo schiferai tu se tu riempierai i vani di calamo, o vero se tu riturerai tutti i bucolini et tutti i luoghi dove simili bestiuole si potessino rifuggire; riturerannosi benissimo con creta con rapillo pesta, et dimenata con morchia, percioche questa sorte d’animali essendo generati di corrutione, hanno in odio del tutto l’olio.


In che modo le tarantole, le zanzale, le cimici, le mosche, i topi, le pulci, le tignuole, et simili si spenghino, et si mandin via.

cap. xv.


MA dapoi che noi siamo caduti in questo discorso, e’ mi piace di raccontare in questo luogo alcune cose, che io ho letto appresso di Autori gravi. Egli è da desiderare che uno edificio non habbia in se molestia alcuna. Quelli del monte Oeta facevano sacrificio ad Ercole, perche egli gli haveva liberati da le zanzare, et i Meliunti perche egli haveva scacciati i bruchi da le vigne. Gli Eolii sacrificavano ad Apolline per la abbondanza de topi: Benefitio grande certamente, ma e’ non hanno già insegnato in che modo e’ facessino queste cose. Ancor che appresso di alcuni io truovo questo: Gli Assirii con un polmone abbronzato, et con la cipolla squilla ancora che penda dal cardinale dell’uscio, pensavano che si scacciassino tutti gli animali velenosi. Dice Aristotile,

che