Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/310

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288 della pittura

è quella che abbraccia, et contiene in se tutto lo spazzo del cerchio. Et il cerchio è una forma de la superficie, che è circundata da una linea a guisa di corona. In mezzo de la quale se vi sarà un punto, tutti i raggi che per lunghezza si partiranno da questo punto, et andranno alla corona o circunferentia a dirittura, saranno fra loro uguali Tav. I. Fig. 1. Et questo medesimo punto si chiama il centro del cerchio. La linea diritta che taglierà due volte la circunferentia, et passerà per il centro, si chiama appresso i Matematici il diametro del cerchio. Noi chiameremo questa medesima centrica. Et siaci in questo luogo persuaso quel che dicono i Matematici, che nessuna linea che tagli la circunferentia, non può, in essa circunferentia, fare angoli uguali, se non quella che tocca il centro. Ma torniamo alle superficie. Imperoche da quelle cose che io ho dette di sopra, si può intendere facilmente, come mutato il tirare dell’ultime linee, overo del d’intorno di una superficie, essa superficie perda esso fatto il nome et la faccia sua primiera, et che quella che forse si chiamava triangolare, si chiami hora quadrangolare, o forse di più angoli. Chiamerassi mutato il d’intorno ogni volta che la linea, o gli angoli si faranno non solamente più, ma più ottusi o più lunghi, o più acuti o più brevi. Questo luogo ne avvertisce che si dica qualche cosa de gli angoli. E’ veramente lo angolo quel che si fa da due linee che si interseghino insieme, sopra la estremità di una superficie. Tre sono le sorte de li angoli, a squadra, sotto squadra, et sopra squadra Fig. 2. Lo angolo a squadra, o vogliamo dir retto, è uno di quei quattro angoli, che si fa da due linee diritte che scambievolmente si interseghino insieme talmente che egli sia uguale a qualunque si sia de gli altri tre che restano: Et da questo avviene che ei dicono, che tutti gli angoli retti sono fra loro uguali. Angolo sopra squadra è quello, che è maggior de lo a squadra. Acuto, o sotto squadra è quello, che è minore de lo a squadra. Torniamo di nuovo alla superficie. Noi dicemmo in che modo, mediante un d’intorno, si imprimeva nella superficie una qualità. Restaci a parlare dell’altra qualità de le superficie, la quale è (per dir cosi) quasi come una pelle distesa sopra tutta la faccia de la superficie. Et questa si divide in tre. Imperoche alcune sono piane et uniforme, altre sono sferiche et gonfiate, altre sono incavate et concave. Aggiunghinsi a queste per il quarto quelle superficie, che de le dette si compongono. Di queste tratteremo di poi: parliamo hora de le prime. La superficie piana è quella, sopra la quale postovi un regolo, tocchi ugualmente per tutto ciascuna parte di esse. Molto simile a questa sarà la superficie di una purissima acqua che stia ferma. La superficie sferica imita il d’intorno di una sfera. La sfera dicono che è un corpo tondo, volubile per ogni verso, nel mezo del quale è un punto, dal quale tutte le ultime parti di esso corpo sono ugualmente lontane. La superficie concava è quella che dal lato di dentro ha la sua estremità, che è sotto, per dir cosi, alla cotenna de la sfera, come sono le intime superficie di dentro ne gusci de gli vuovi. Ma la superficie composta è quella, che ha una parte di se stessa piana, et l’altra o concava, o tonda, come sono le superficie di dentro de le canne, o le superficie di fuori de le colonne, o de le piramidi. Per tanto, le qualità che si truovano essere o nel circuito, o nelle faccie de le superficie, hanno imposto hoggi nomi, come si disse, alle superficie. Ma le qualità, le quali senza alterarsi la superficie, variano i loro aspetti, sono medesimamente due. Imperoche mutato il luogo ò i lumi, appariscono variate a coloro che le guardano. Diremo del luogo prima, et poi de lumi. Et bisogna certamente prima considerare, in qual modo, mutato il luogo, esse qualitadi che son nella superficie, paiano che sieno mutate. Queste cose veramente si aspettano alla forza et virtù de gli occhi. Imperoche egli è di necessità che i d’intorni ò per discostarsi o mutarsi di sito, ci paiano o minori, o maggiori, o dissimili al tutto di quel che prima ci parevano. O medesimamente che le superficie ci paino o accresciute, o defraudate di colore. Le qual cose tutte son quelle


che