Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/34

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12 della architettura

più giorni, et non per alcuna altra cagione racquistare la lor fsanità, più che per la satietà della principiata, et conceputa pazzia. Et habbiamo letto una cosa simile a questa esser accaduta appresso de gli Albani, che con tanto sforzo di cavalli combatterono contro a Pompeio: percioche e’ dicono esser solito di generarsi in quel luogo certi ragnateli, da’ quali essendo gli huomini tocchi, altri erano forzati a morire ridendo, et altri per lo opposito a morire piangendo.


Con quali inditii, et conietture si habbia a investigare la commodità della Regione.

cap. v.


NE queste sole cose bastano ad eleggere la Regione, le quali per loro stesse si veggano, et sono manifeste, ma bisogna ancora considerare ogni cosa notando con l’animo più secreti inditii. Percioche saranno buoni inditii d’ottima aria, et di acque perfette, se quella Regione farà in abbondanza frutti buoni, se ella nutrirà molti huomini, e vecchissimi, se la gioventù vi sarà gagliarda, et bella, se continuamente vi si genererà, aggiuntovi se i parti saranno naturali, et senza mostri. Io certo ho vedute alcune Città, le quali non voglio nominare, rispetto a’ tempi, nelle quali non è donna alcuna che non si vegga in un medesimo instante essere diventata madre di huomo, et di mostro. Un’altra Città ho veduta in Italia, dove nascono tanti Gobbi, Guerci, Zoppi, et Bistorti, che e’ non vi si moltiplica famiglia alcuna, che non habbia alcuno monco, o alcuno storpiato. Et certamente il vedere si spesse, et grandi disagguaglianze da corpo a corpo, et da membro a membro; ne avvertisce, che ciò intervenga da difetto di Cielo, et di aria, o vero da alcuna altra cagione più secreta di corrotta natura. Nè sia fuor di proposito quel che e’ dicono, cioè che nell’aria grossa habbiamo più fame, et nella sottile più setee, et manco si disconvenga che dalle forme, et effigie de gli altri animali si possi conietturare, che corporature vi debbino havere gli huomini: Percioche se vi si vedranno i bestiami, et le pecore gagliarde, grandi, grosse, et assai, si potrà non a caso sperare di dovervi haver figliuoli simili. Nè sarà fuor di proposito, se noi piglieremo inditii dell’aria, et de i venti, da altri corpi, ne’ quali sia spenta l’anima vegetativa: percioche dalle vicine muraglie de gli edifitii, possiamo considerare, che se elleno saranno diventate rugginose, et ronchiose, dimostreranno che quivi concorrino influenze maligne. Gli Arbori ancora, quasi come daccordo tutti da un lato medesimo piegati, et rotti, dimostrano di havere ceduto a noiose, et moleste furie di venti, et gli stessi vivi sassi nel proprio luogo nati, o gli altri condottivi, se saranno più che non doverebbono nelle sommità delle scorze loro, alterati, dimostrano lo stemperamento del luogo, per l’aria, che hora è di fuoco, et hora di ghiaccio. Et perciò quella Regione dove questi furiosi assalti di tempi, et tempeste si aggirano, più di alcuna altra, si debbe schifare: Percioche se i corpi de’ Mortali, sono preoccupati da crudelissima forza di alcuno freddo, o caldo, che li percuota, subito tutta la massa del corpo, et le congiunture di tutte le parti, si guastano, e si risolvono, et cascano in malattie diverse, et inanzi tempo vecchiezze. Dicono che quella Città, che posta a piè de’ monti, pende inverso il tramontare del Sole, è inferma, più per questa, che per altra cagione, cioè perche ella sente poi subito i fiati delle notti troppo più gelate. Egli è ancora conveniente riandando le cose de’ tempi passati, secondo che le hanno osservate i savi, esaminare, et antivedere, con ogni diligentia, cose più rare, se alcune ve ne sono: Percioche e’ sono alcuni luoghi, che hanno di lor natura ascoso in loro un certo che, che conferisce alla felicità, et alla infelicità. In Locri, et in Cutrone, dicono che non fu mai Peste. Nell’Isola di Candia non sta mai animale alcu-

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