Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/340

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318 della pittura

de quali si vedevano distintamente. Concedino i Pittori questa lode a gli intagliatori de le gioie, et esercitinsi essi in maggior campi di lode. Imperoche coloro che sapranno dipignere, o far di scoltura le figure grandi, potranno facilmente et con un solo tratto far ottimamente le piccole. Ma coloro che haranno assuefatto la mano et lo ingegno a queste cose piccole, facilmente erreranno nelle maggiori. Sono alcuni che copiano et ritraggon le cose de gli altri Pittori, et cercano acquistarsi in quella cosa lode. Il che dicono che fece Camalide Scultore, il quale fece due tazze di scultura, imitando talmente Zenodoro, che non si discerneva in esse opere differentia alcuna. Ma i Pittori sono in grandissimo errore, se ei non conoscono, che coloro che son stati veri Pittori, si sono sforzati rapresentare quella figura tale, quale noi la veggiamo dipinta da la natura in essa rete, o velo. Et se ei ci gioverà ritrarre le opere de gli altri, come quelle che mostrino di se stesse più ferma patientia che le vive, io vorrei che noi ci mettessimo inanzi una cosa mediocremente scolpita, più presto che una eccellentemente dipinta. Imperoche a ritrarre alcuna cosa da le Pitture noi assuefaciamo la mano a rapresentare una qualche somiglianza. Ma da le cose di scoltura noi impariamo et la similitudine, et i veri lumi; nel metter insieme i quai lumi, giova molto, ristrignere con i peli de le palpebre l’acutezza de la vista, accioche allora paiono i lumi alquanto più scuri, et quasi velati. Et forse ci gioverà più esercitarci nel far di Scoltura che nel adoperare il penello. Conciosia che la Scoltura è più certa, et più facile che la Pittura. Ne mai averrà che alcuno possa dipigner bene alcuna cosa che non sappia di essa bene tutti i rilievi, et i rilievi più facilmente si truovano nella Scoltura che nella Pittura. Imperoche facci questo non poco a nostro proposito, che ei si può vedere, come quasi in qualunque età si sono trovati alcuni mediocri Scultori, et Pittori quasi nessuno che non sieno da ridersene, et ignoranti. Finalmente attendasi o alla Pittura, o alla Scoltura, sempre ci doviamo metter inanzi alcuno eccellente et singolare esempio da riguardarlo et da imitarlo: et nel ritrarlo credo che talmente bisogni congiugnere la diligentia con la prestezza, che il Pittore non levi mai o il penello, o il disegnatoio dal lavoro fino a tanto che egli non si sia prima risoluto et non habbi ottimamente determinato con la mente, quel che egli sia per fare, et in che modo egli lo possa condurre a buon fine. Conciosia che è cosa più sicura emendare con la mente, che scancellar poi dal lavoro fatto, gli errori. Oltra di questo quando noi ci saremo assuefatti a ritrarre ogni cosa dal naturale, ci averrà, che noi diventeremo molto migliori maestri di Asclepiodoro, che dicono, che fu il più velocissimo di tutti i maestri nel dipignere. Imperoche in quella cosa in che noi ci saremo esercitati più volte, lo ingegno si fa più pronto, più atto, et più veloce, et quella mano sarà velocissima, la quale sarà guidata da la certa regola de lo ingegno. Et se alcuni maestri sono pigri, non aviene loro da altro, se non che ei sono tardi, et lenti in tentare quella cosa de la quale essi non hanno prima chiaramente impadronitasi mediante lo studio entro la mente. Et mentre che si esercitano in quelle tenebre de gli errori, vanno tentando, et ricercando come timorosi, et meri ciechi la strada con il pennello, come fanno i ciechi le vie, o le uscite che essi non sanno con i loro bastoncelli. Non metta alcuno dunque mai mano al lavoro se non con la scorta de lo ingegno, et faccia che ei sia molto esercitato et amaestrato. Ma essendo la principale opera del Pittore la historia, nella quale si deve ritrovare qual si voglia abbondantia, et eccellentia de le cose, bisogna avertire che noi sappiamo dipignere eccellentemente per quanto può fare lo ingegno, non solamente lo huomo, ma il cavallo ancora, et il cane, et gli altri animali, et tutte le altre cose dignissime da esser vedute; accio che nella nostra historia non si habbia a desiderare la varietà, et la abbondantia de le cose, senza le quali nessun lavoro è stimato. E’ cosa veramente grande, et a pena concessa ad alcuno de gli Antichi, lo essere stato non vo dire eccellente in tutte le cose, ma ne


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