Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/346

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324 della statua.

mediante i quali instrumenti, essi possono ordinare gli angoli, spianare, dirizzare, et terminare i loro lavori, credi tu, che finalmente fusse riuscito loro il poterli fare comodissimamente et senza errori? Et che lo statuario potesse fare tante eccellenti et maravigliose opere, a caso più tosto, che mediante una ferma regola, et guida certa, cavata, et tratta da la ragione? Io mi risolvo a questo, che di qual si voglia arte, o disciplina, si cavino da la natura certi principii, et perfettioni, et regole; le quali se noi, ponendovi cura, et diligentia, vorremo esaminare, et servircene, ci verrà indubitatamente fatto benissimo tutto quello, a che noi ci metteremo. Imperoche si come noi riavemmo da essa natura, che di un troncone, o di un pezzo di terra, o di altra materia, come si è detto, noi conoscessimo, mediante alcuni liniamenti che si trovano in esse materie, che potevamo fare alcune cose simili alle sue; Cosi ancora la medesima natura ci ha dimostri certi aiuti, et certi mezzi, mediante i quali noi potremo con via certa, et sicura regola, operare quel che vorremo. A quali quando noi avvertiremo, et ci vorremo di essi servire, potremo facilissimamente et con grandissima comodità arrivare al supremo grado di questa arte. Hora quali sieno quegli aiuti che son dati da la natura a gli Statuarii, dobbiamo noi dichiarare. Poi che gli Statuarii vanno dietro ad immitare le somiglianze, o vero le similitudini; si debbe incominciare da essa somiglianza. Io potrei qui discorrere sopra la ragione de le somiglianze, cioè perche avvenga quel che noi veggiamo avvenire mediante la natura, che ella in qualunque sorte di animali è solita perpetuamente osservare; che ciascuno cioè nel suo genere sia in qual si voglia cosa molto simile all’altro. Et da altra parte non si truova, si come si dice, alcuno infra tutto il numero de gli huomini, che habbia la voce totalmente simile alla voce dell’altro, o il naso al naso, o altre parti, o cose simili. Aggiungasi a questo che i volti di quelli che noi habbiam veduti bambini, et che noi poi habbiam conosciuti putti, et dipoi veduti giovani, et hora veggiamo gia vecchi, noi non li riconosciamo più, essendosi ne volti loro mutata di dì in dì tanta et si fatta diversità di linee, mediante le età, di che noi possiamo risolverci, che in esse forme de corpi si ritruovino alcune cose, le quali con spatio et momento de tempi si vadino variando: et che in dette forme vi si truovi ancora in esso un certo che di naturale et proprio che continovamente si mantiene stabile et fermo, quanto a perseverare la somiglianza del suo genere. Noi adunque lasciando da parte le altre cose, tratteremo brevissimamente di quelle, che faranno a proposito nostro, per dichiarare quel che habbiamo incominciato a trattare. Il modo et la ragione, o regola di pigliare le somiglianze appresso a gli Statuarii, si fa, se io la intendo bene, mediante due risolutioni; la una de le quali è, che quella somiglianza, o imagine, la qual noi finalmente haremo fatta de lo animale, come per modo di dire saria quella del huomo, ella sia per quanto più si puo simile al detto huomo. Ne ci importi che ella rappresenti più la effigie di Socrate, che quella di Platone, o d’altro huomo da noi conosciuto. Conciosia che assai ci parrà haver fatto, se haremo conseguito che un tale lavoro si assomigli ad uno huomo, ancor che da noi non conosciuto. La altra risolutione è quella di coloro che vogliono rappresentare non tanto la somiglianza di uno huomo in generale, quanto quella di uno particolare, come sarebbe a dire quella di Cesare, o di Catone, stando egli in questo modo con questo habito, sedendo nel tribunale, o concionando al popolo; affaticandosi questi tali di imitare et di esprimere tutta quella habitudine, o attitudine di quel corpo, o la cosi fatta di alcuno altro personaggio da loro conosciuto. A queste due risolutioni o deliberationi, per trattar la cosa più brevemente che sia possibile, corrispondono due cose, la misura cioè, et il por de termini. Di queste cose adunque habbiamo a trattare, quali elle sieno et a che ci possino servire, per condur l’opera a perfettione: se prima però io dirò che utilità si cavino da loro.


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