Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/40

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18 della architettura

chiesa, giovano assai et alla fortezza, et alla commodità; conciosia che elle sostengono la machina del monte, che continuamente le aggrava, et raccolgono la humidità che scorre giu per il pendio del monte, et le impediscono la via da potere andare nel tempio: Onde il principal muro della chiesa resta più asciutto, et più forte. Et quelle capelle che dallo altro lato, nel più basso del pendente monte son fatte, fermano con i loro archi tutti il fatto piano di sopra: et raffrenando tutte le motte del terreno che fussero per cadere, possono facilmente sopportarle. Et ho considerato ancora che quello Architettore, che fece in Roma il tempio di Latona, molto consideratamente provvedde alla opera, et alla scarpa; Percioche egli collocò talmente lo angolo della pianta adentro nel monte, che sopra gli sedeva; che due diritte mura reggono la soprastante forza del peso: et con havergli meso arincontro il detto angolo, divise, et scompartì la molestia che gli sta sopra. Ma poi che noi habbian cominciato à celebrare le lodi de gli antichi, che edificarono con savio consiglio, io non vo lasciare indietro quel che mi sovviene, et che fa molto à questo proposito. Nel tempio di S. Marco è uno ordine d’uno Architettore molto utile, havendo egli affortificato molto il suolo del tempio, lo lasciò pieno di molti pozzi, accioche se per forte si generassino alcuni fiati, ò vapori sotto terra e’ trovassero facilmente via da uscirsene. Finalmente tutti quei piani che tu farai, coperti di alcuna copertura, è di necessità che tu gli pareggi à un piano: ma à quelli che hanno da restare allo scoperto, non si ha à dare più pendio, che quel che basti à scolare le pioggie, ma di ciò sia detto à bastanza, et forseè più che non si ricerca in questo luogo. Percioche la maggior parte di quelle cose, che noi habbiamo dette s’aspettano alle mura. Ma e’ ci è avvenuto, che quelle cose che son quasi per lor natura congiunte, noi ancora nel parlarne, non le habbiamo separate. Restaci à trattare dello scompartimento.


De lo scompartimento, et onde sia nato il modo dello edificare.

cap. ix.


COnsumisi tutta la forza dello ingegno, et ogni arte da edificare muraglie et tutto il saper insieme, nello scompartimento: Percioche le parti d’uno intero edificio, et per dir cosi, tutte le intere habitudini di ciascuna delle parti: et tutta la unione, et il congiugnimento finalmente di tutte le linee, et di tutti gli angoli in un’opera (havutosi rispetto all’utilità, dignità, et piacevolezza) sono misurate da questo solo scompartimento: Percioche se la Città secondo la sentenza de’ Filosofi è una certa casa grande, et per l’opposito essa casa è una piccola Città; perche non diren noi, che i membri di essa son quasi Casipole, come è il Cortile, le Loggie, la Sala, il Portico, et simili? Et qual sarà cosa, che sia in qual s’è l’uno di questi, tralasciata per negligentia, o per trascurataggine, che non nuoca alla dignità, et alla lode dell’opera? Debbesi haver molta cura, et diligenza nel considerare queste cose, che si aspettano, et giovano a tutto l'edificio: Et si debbe procurare, che ancora le minime parti non siano et dall’ingegno, et dall’arte disformi. Convengonsi molto a fare ciò atta et comodamente tutte quelle cose, che noi habbiamo dette di sopra della Regione, et del Sito: Et è ragionevole, che non altrimenti che le membra, in un corpo, corrispondono l’una all’altre; cosi ancora corrispondino le parti all’altre parti dell’edificio: Onde si dice, che i grandi edificii vogliono gran membri. La qual cosa in vero talmente osservarono gli Antichi, che e’ fecero sì le altre cose; sì ancora i mattoni a publici, et grandissimi edificii; molto maggiori che a privati: Et perciò a ciascun membro, si debbe contribuire, luogo atto, et sito accomodato: non minore che

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