Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/46

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24 della architettura

piccole; conciosia che quelle sono più spedite à ricevere le aure; Et queste saranno offese da minore quantità di raggi solari, et harà assai di lume quel luogo per il continuo aggirarsigli intorno del Sole; nel quale gli huomini si raguneranno più per havervi ombra, che lume. Ma per il contrario nelle stanze da verno, riceveranno meglio la spera del Sole, se le faranno grandi, ma non riceveranno cosi i Venti, se le si porranno su alto, et per ciò i Venti non offenderanno di prima giunta gli habitatori, che vi stanno dentro. Finalmente havendo à pigliar lumi da qual si voglia luogo, e’ bisogna pigliargli in modo, che e’ si vegga liberamente il Cielo. Et tutti quei vani che si lasciano per ricevere i lumi, non è lecito in modo alcuno di lasciarli bassi: Percioche, i lumi sono veduti da gli occhi, et non da i piedi; oltre che in simili luoghi accade, che interponendosi uno huomo a uno altro, si interrompono i lumi; et tutto il resto del luogo diventa poi buio, la quale scommodità non accade se i lumi vengono da alto. Le porte debbono imitare le finestre, cioè sieno maggiori, o minori, più, o manco secondo la frequentia, et il bisogno del luogo. Ma io veggo che gli Antichi osservaron di lasciare ne gli edificii publici assaissimi vani, simili a questi, d’amendue le sorti. Di ciò ci fan fede i Teatri, i quali se noi bene esaminiamo, son tutti pieni di vani, si di scale, si ancora di finestre, et di porte. Et questi vani si debbon collocare talmente, che in mura grossissime non si lascin vani piccolissimi, et nelle facciate piccole delle mura, non si lascin maggiori del bisogno. In queste sorti di vani, altri, altri disegni hanno lodati, ma i buoni Architettori non gli hanno usati, se non quadri, et di linee diritte. Tutti finalmente s’accordano a questo, che secondo la grandezza, et forma dello edificio, si accommodino, et siano eglino come si vogliono. Appresso e’ dicono che i vani delle porte, debbono essere sempre più alti che larghi; et di questi, i più alti sien quelli, che ricevino duoi cerchi, l’un sopra l’altro, et i più bassi habbino l’altezza della schianciana di quel quadrato che si farebbe della lunghezza della soglia. Et è conveniente porre le porte in quei lati, che ne conduchino più che sia possibile commodamente in tutte le parti delli edificii. Et bisogna usar ancora diligenza in dar gratia a simili vani, con fare che da destra, et da sinistra si correspondino con le medesime grandezze. Usarono di lasciare le finestre, et le porte in caffo, ma talmente che le parti dalle bande si correspondessero par pari, et quelle del mezo fussero alquanto maggiori. Et procurarono grandissimamente di haver rispetto alla gagliardia de gli edificii. La onde lasciavano i vani discosto da canti, et dalle colonne ne luoghi delle mura più deboli, ma non però tanto deboli, che non fussero bastanti a reggere il peso. Et avertivano che quante più parti delle mura si potesse, andassero diritte a piombo, et quasi d’un pezzo senza alcuno interrompimento, da i fondamenti per insino al tetto. Egli è una certa sorte quasi di vani, che con la forma, et con il sito imitano le porte, et le finestre, ma non penetrano tutta la grossezza del muro, ma come zane lasciano belli et commodi spatii, et luoghi da statue, et da pitture. Ma in che luogo queste, et quanto spesse, et quanto grandi si debbino lasciare, lo diremo più distintamente, allora che noi tratteremo de gli ornamenti de gli edificii: et giovano non dimanco cosi allo spendere poco, come alla gratia dell’opera: Percioche nel murare si consuma manco pietre, et manco calcina. Questa sia la sostantia, che nel lasciare queste zane bisogna lasciarle di numero commode, non di troppa grandezza, et di forma ragionevole: Acciò che con l’ordine loro imitino le finestre. Et sieno questi tai vani come si vogliono. Io ho considerato nelle opere de gli Antichi che e’ non usarono mai lasciargli maggiori, che eglino occupassino più che la settima parte della facciata. Ma ne anche minori, che ne occupassero meno che la nona. I vani tra le colonne, sono da essere connumerati infra i primi vani, et debbonsi lasciare varii fecondo la varietà de gli edificii. Ma parleremo di questi più distintamente a


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