Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/75

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libro terzo 53

Che le sorti de luoghi sono varie, et però non si debbe prestare cosi al primo fede a nessuno luogo, se prima tu non vi harai cavate o fogne, o cisterne, o pozzi, ma ne luoghi paludosi conficchinsi pertiche, et pali abronzati capo piedi, con mazzi leggieri, ma con colpi spessi, et continuati insino a tanto che e’ sieno tutti confitti.

cap. iii.


DIversamente adunque harai a operare nel fare i fondamenti, secondo la diversità de luoghi, de quali alcuno ne è rilevato, alcuno basso, alcuno è mezzano infra questi, come sono le spiaggie: Un’altro ancora sarà secco, et arido, come il più delle volte sono i gioghi, et le cime de monti: alcun’altro sara tutto humido, et pregno, come i vicini al mare, et a gli stagni, o quelli, che son posti infra le valli: Un’altro è posto in modo che egli non è però secco del tutto, nè sempre anco stà bagnato, come di loro natura sono i Pendii come quelli, che le acque non vi si fermano, et non vi si corrompono, ma cadendo alquanto se ne scolano. In nessuno luogo non è da fidarsi cosi di subito trovato il pancone, che recusi il ferro: Percioche questo potrebbe esser in una pianura, et essere infermo, onde ne seguirebbe poi gran danno, et rovina di tutta l’opera. Io ho veduto una Torre presso a Mestri Castello de Venetiani, la quale dopo qualche anno che ella fu fatta, forato per il suo peso il terreno, sopra del quale ella era posta, sottile, et debole (come dimostrò il fatto) si sotterrò insino quasi alle merlature. Per il che si debbono biasimare coloro, che poi che la natura non gli ha dato o porto sotto un si fatto pancone, saldo, et bastante a reggere massimamente edificii, i quali havendo trovata alcuna muriccia di antiche rovine, non la ricercano sotto diligentemente, quale et quanta ella sia, ma alzano sopra di essa inconfideratamente altissime muraglie, et per avidità dello spendere manco, gettano via, et perdono dipoi tutta la muraglia: bene adunque sieno avvertiti, che la prima cosa cavino i pozzi, et questo si per l’altre cose, si ancora perche e’ si vegga manifesto, qual sia ogni filone del terreno atto a reggere gli edificii, o a rovinare; Aggiuntoci che et trovata l’acqua, et quello che di essi si caverà, gioverà molto alle commodità di fare molte cose. Aggiuntoci ancora, ch’aperta di quì tale rispiratione arrecherà all’edificio fermezza sicura, et da non essere offesa dalle esalationi di sotterra. Per tanto o per il fare d’un pozzo, o di una citerna, o fogna, o qual’altra fossa tu ti voglia, conosciuti i filoni, che fotto terra si nascondono, si debbe eleggere quello che sia commodissimo più che gli altri, al quale tu debba fidare l’opera tua. Et ne luoghi aperti, et in qualunque altro luogo, donde l’acqua scorrendo possa smuovere, et portar via alcuna cosa, ti gioverà certo molto il farvi una profondissima fossa. Et che per la continuatione assidua delle pioggie, essi monti si dilavino, et sieno rosi dalle acque, et si consumino l’uno di più che l’altro, ne fanno fede le caverne, et li scogli, che si veggono di giorno in giorno più espeditamente, i quali per esservi prima interposto il monte, non si scorgevano. Monte Morello, che è sopra Firenze, a tempi de nostri Padri era verde per l’abbondanza di molti Abeti, et hora è rimasto spogliato, et aspro, s’io non m’inganno, per le dilavationi dell’acque. Ne siti a pendio comandava Iunio Columella, che noi cominciassimo i fondamenti dalla parte di sotto, et dal luogo più basso, saviamente certo: Percioche oltra che le cose gittatevi, et muratevi staranno sempre salde, et stabili ne luoghi loro, resisteranno come un gagliardo pignone contro a quelle cose, le quali se dipoi ti piacesse d’accrescere l’edificio, s’applicheranno alla parte di sopra. Accaderatti ancora che forse quei difetti, che sogliono alcuna volta seguire in si fatti cava-

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