Pagina:Alberti - Della pittura e della statua, Milano, 1804.djvu/40

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di leonbatista alberti. 11

o minori a chi le riguarda. Della qual cosa chi saprà bene la ragione, non dubiterà punto, che i raggi mezzani alcuna volta diventino gli ultimi, e gli ultimi, mutato lo intervallo, diventino mezzani. E perciò arà da sapere che quando i raggi mezzani saranno diventati ultimi, subito le quantità gli parranno minori: e per il contrario quando i raggi ultimi si raccorranno entro al d’intorno; quanto più ei saranno lontani dal d’intorno, tanto apparirà essa quantità maggiore. Qui adunque soglio io a’ miei amici domestici dare una regola, che quanti più raggi noi occupiamo con la veduta, tanto dobbiamo pensare che sia maggiore la quantità veduta, e quanti ne occupiamo manco, tanto minore. Ultimamente questi raggi ultimi abbracciando a parte a parte universalmente tutto il d’intorno di una superficie, girano a torno a torno quasi come una fossa, tutta essa superficie. La onde ei dicono che la veduta si fa mediante una piramide di raggi. Bisogna adunque dire che cosa sia la piramide. La piramide è una figura di corpo lunga, dalla basa della quale tutte le linee diritte tirate allo in su terminano in una punta. La basa della piramide è la superficie veduta, i lati della piramide sono essi raggi visivi, quali noi chiamiamo gli ultimi. La punta della piramide si ferma quivi entro all’occhio, dove gli angoli della quantità si congiungono insieme. E questo basti de’ raggi