Pagina:Alberti - Della pittura e della statua, Milano, 1804.djvu/57

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28 della pittura

ed intendeva per questo che gli accidenti di tutte le cose si potevano e bene conoscere, e farne comparazioni con gli accidenti dell’uomo. Queste cose ci ammaestrano a questo, che noi intendiamo che qualunque sorte di corpi noi dipigneremo in Pittura, ci parranno grandi e piccoli secondo la misura degli uomini che quivi saran dipinti. E questa forza della comparazione mi par veder che molto eccellentemente più che alcun altro degli antichi la intendesse Timante, il qual Dipintore, dipingendo sopra una piccola tavoletta il Ciclope che dormiva, ve li dipinse appresso i Satiri, ch’abbracciavan il dito grosso del dormiente, acciò mediante la misura de’ Satiri, colui che dormiva apparisse infinitamente maggiore. Abbiamo insin qui dette quasi tutte quelle cose che si aspettano alla forza del vedere, ed a conoscer il taglio. Ma perchè giova al caso nostro il sapere non solo quel che sia, e di che cose il taglio; ma come ancor egli si faccia, ci resta a dire di questo taglio, con qual arte nel dipignere egli si esprima. Di questo adunque, lasciate l’altre cose da parte, racconterò io quel che faccia, mentre ch’io dipingo. La prima cosa nel dipignere una superficie, io vi disegno un quadrangolo grande quanto a me piace, mi serve per un’aperta finestra dalla quale si abbia a veder l’istoria, e quivi determino le grandezze degli uomini