Pagina:Alberti - Della pittura e della statua, Milano, 1804.djvu/95

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66 della pittura

con una certa grazia e convenienza, verso quella cosa della quale si tratta. Oltre di questo mi piace che nell’istoria sia qualcuno che avvertisca gli spettatori chiamandogli con la mano a vedere quelle cose che quivi si fanno, ovvero come che ei voglia che quel negozio sia segreto, minacci con volto crudele e con occhi spaventosi che tu non ti accosti là, o li dimostri quivi essere qualche gran pericolo, o qualche cosa maravigliosa; o che con i suoi gesti li inviti o a ridere seco, o forse a piangere. Finalmente egli è di necessità che tutte quelle cose che essi fanno infra di loro, e con coloro ancora che le guardano, concorrino a fare ed a dimostrare l’istoria. E lodalo Timante di Cipro in quella tavola, nella quale ei vinse Colloteico, perchè avendo fallo Calcante melanconico, fece più melanconico Ulisse: e perchè nel dipignere Menelao addoloratissimo egli vi aveva posto tutto l’ingegno c consumata tutta l’arte sua, avendo consumati tutti gli affetti, non trovando modo da poter dipignere il viso dell’addoloratissimo padre, involse il capo di quello in un panno per lasciare in lui più di quel se li potesse discernere nel viso, del dolore che aveva nell’animo. Lodasi la nave in Roma, nella quale Giotto nostro Pittore Toscano, espresse talmente gli undici spaventati, e stupefatti discepoli, mediante il compagno che camminava sopra le onde del mare, che ciascuno da per se