Pagina:Albini - Il figlio di Grazia, Milano, Vallardi, 1898.djvu/141

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«Via tutti! che la Dorina è mia, tutta mia! fuori di qui, voi! ci tornerete più tardi, ma ora, via!» Veniva a portarle de’ grossi libri illustrati, oppure il Giornale dei Bambini, per sfogliarlo insieme, guardar le figure e raccontarle tutte le storie.

Le raccontava con una foga tale da farla correre troppo presto alla fine, e doveva ogni momento fermarsi per dire: ah! aspetta! ho dimenticato di dirti....

Dorina si divertiva di più alle lezioni di francese. Oh, una buffa maestra era Pinella! con un metodo tutto suo. Si metteva all’uscio ed entrava come una signora affrettata, salutando con espressioni carezzevoli, parlando del tempo orribile, chiedendo e dando notizia del marito e dei figlioli, poi congedandosi presto presto per andare a una conferenza tanto tanto interessante. Rientrava con un cappello da uomo in mano: era il dottore che veniva per visitar la signora malata e le ascoltava il cuore, le guardava in gola, le batteva il petto e il dorso, la faceva respirar forte facendole dire; trentatre trentatre! e scriveva grave la sua ricetta, raccomandando alla sua malata di prendere la medicina e di non far imprudenze. E rientrava.... ciclista! colla sua gonnella rimboccata e le lunghe calze nere tirate al disopra delle mutandine per nascondere il ricamo. Aveva fatto cento chilometri in bicicletta! e moveva disinvolta le sue belle gambe, mentre ordinava alla signora albergatrice un copioso pranzo.

Dorina si teneva il petto per il gran ridere, e non credereste se vi dico che il terzo giorno di queste chiacchierate francesi, ella comprendeva quasi tutto e si divertiva come mai nella sua vita.

Una domenica l’albergatrice, uscendo di chiesa, in-