Pagina:Albini - Il figlio di Grazia, Milano, Vallardi, 1898.djvu/193

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un piede, lo fece voltare col viso in su, e si chino con sua madre a guardarlo. Aveva gli occhi chiusi, pareva non respirasse più: senza dire una parola io sollevò nelle sue braccia e lo portò di sopra sul letto In quel momento si ricordò di molti anni prima d. un’altra volta in cui Nocente era stato portato malconcio nel suo letto.

Oh egli aveva fatto male a maltrattarlo ora così, ma se tornava indietro col pensiero, quanta generosità aveva egli avuto per quel ragazzo, e come sempre era stato ricompensato da ingratitudine!

Che cosa lo aveva trattenuto dal fargli forza de’ suoi pugni? il sapersi forse molto più forte e non poter combattere da pari a pari: ma più ancora, certo, sempre, il pensiero che era fratello della sua piccola amica, di Raffaella e la paura ch’egli si vendicasse su lei. Povera Raffaella! povera creatura che non aveva conosciuto che la miseria e l’umiliazione, e non era più venuta nella casa di Grazia perchè ogni minuto della sua giornata era preso dal lavoro e fors’anche perchè si vergognava delle sue vesti rappezzate! Se si ricordava de’ primi anni della sua infanzia, come le dovevano parer dolci! quando passava la giornata intiera nella casetta in fondo al prato dove nulla mancava, dove si divertiva tanto col suo grosso amico che la proteggeva.

Natale si ricordava di quando andavano alla scuola tenendosi per mano e del giorno in cui ella sola aveva voluto mettersi nel suo banco, mentre tutti stavano lontano credendolo cattivo. Povera Raffaella! sarebbe felice se potesse tornare nella casa di Grazia come allora? di essere come allora protetta da Natale?

Ora Natale non la vedeva più che di sfuggita per-