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La gioia del lavoro 65

esplicare le sue virtù.

Come ha ragione il Brémond, l’autore di profondi libri religiosi, di dire che in ogni materialista, la cui vita sia informata a un’alta moralità, vi è inconsciamente e immutabilmente un profondo sentimento religioso!

Infatti, chi di noi non sente quanto più sacro rispetto dell’umanità, quanta vera e alta ammirazione della creazione vi sia nell’inno di Zola al lavoro e alla fecondità, più che non ve ne sia nel pessimismo e nell’antiumana austerità del Tolstoi, che pur credette mostrarci, lavorando egli stesso manualmente, il suo rispetto al lavoro?

Nessuno può pensare in buona fede che la ricchezza possa in un giorno lontano essere e durare divisa equamente nel mondo; ma il lavoro compensato con giustizia e ugualmente stimato non vorrà già dire forse la fine di molti rancori e di molte miserie?

Le città, le nazioni che più hanno progredito sono quelle che più lavorano e maggiormente tengono in pregio i lavoratori. Pensiamo ai fiorenti comuni italiani e alla dignità di ogni uomo che lavorasse. Chi voleva prender parte

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