Pagina:Albini - Le nostre fanciulle.djvu/130

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
88 L’amore della campagna


Io indietreggiai. — Scusi, signora, ma c’è! — E l’uomo si chinò, s’allungò, e strappò, fra mezzo all’erica ed alle foglie secche che coprivano la terra, un grosso fungo. Io non potei trattenere un sorriso.

— Lei ride, signora! ride, è vero? — esclamò col suo vocione sempre più rauco, ma negli occhi scuri un lampo ridente che mi tranquillò.

— Vede, io mi godo la campagna davvero! sempre a caccia, vado. Senza fucile, intendiamoci, perchè non so tirare ed anche perchè ho il cuore tenero e far male ad una bestia mi mette sossopra le viscere. Ma vado a caccia di fragole, quand’è il tempo delle fragolette selvatiche; di more, quand’è il tempo delle more, ed ora di funghi. — E mi mostrò le tasche piene.

— Mia moglie, a casa, seguita tutto il giorno a far conserve, far seccar frutta e pelar funghi. La sera io l’aiuto; non abbiamo figlioli e in qualche modo bisogna bene impiegare il tempo. Se vedesse! come soldatini li metto là sul terrazzo. E’ un gusto vederli, gliel’assicuro.

— Scusi, — dissi — va a cercar funghi col

88 L’amore della campagna