Pagina:Albini - Le nostre fanciulle.djvu/257

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Il nostro salario 215


stumi e dei discorsi, l’educazione vera dei padroni. L’ozio, la maldicenza, la vita di piaceri, corrompono non soltanto noi stessi ma chi è intorno a noi. Non basta non fare nulla di male, bisogna fare il bene, se vogliamo che l’atmosfera di casa nostra rimanga pura; deve partire da noi l’esempio dell’attività, dell’ordine, della abnegazione. Se noi non fossimo egoisti, se si vedesse che l’agiatezza c’impone dei doveri, che l’istruzione ricevuta viene impiegata in un lavoro utile, che gli svaghi non sono che una vacanza meritata in una vita tutta dedicata al bene altrui, come s’acquieterebbero a poco a poco le ire e i rancori che vanno accumulandosi e impaurendoci! Come si accorgerebbero, i diseredati, che tutti siamo servi di qualcuno, che la società, quest’ente invisibile, è per i ricchi un padrone esigente e severo e che la ricchezza non è per essi che un salario che li obbliga a un proporzionato lavoro!


Fine

Il nostro salario 215