Pagina:Albini - Le nostre fanciulle.djvu/57

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La preparazione 15

dagno fallirono.

È legge di natura elle il più forte per poter vivere distrugga il debole, e non v’è un successo nostro che non voglia dire sacrificio di altri. Chi gode di aver vinto lascia sempre dietro a sè altri che piangono la loro sconfitta. Quante amare, cocenti lagrime videro e vedono i nostri tempi! Quali drammi nel segreto di famiglie che il mondo non sospetta angustiate dalla difficoltà del vivere! Quante miserie larvate ancora da un’apparenza di ricchezza, che lentamente scompare! Bisogna preparare i nostri figliuoli alla possibilità di un rovescio di fortuna; forti, coraggiosi, ben temprati alla lotta; e bisogna combattere in essi la timidità, come una delle più pericolose cause di insuccesso e di infelicità.

Chi oggi è circondato dagli agi, deve pensare che storicamente popoli e individui segnano una parabola, e che nulla è più incerto della ricchezza; non si deve abbandonarsi alla dolcezza del navigare su una barca manovrala dagli altri, ma si deve imparare ad esser pronti a prendere all’occorrenza remi e timone. Quante famiglie io vidi, sbalestrate come

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