Pagina:Alcuni discorsi sulla botanica.djvu/152

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allora non erano ancor note quelle sottili distinzioni, che l’uso del microscopio e le indagini di tanti dotti vi hanno di poi introdotte. Giusto al tutto è però il concetto, che l’autore si fa del parenchima, che distingue d’infra gli altri tessuti dalla agevolezza con cui le sue parti si possono separare, e scomporre, non che dal fatto, che diffuso in tutto l’organismo vegetale prende posto tra le fibre, le vene, i nervi. Quanto all’umore, che è nelle piante, osserva, che non gli fu dato alcun nome generale, ma che però in alcuni casi chiamasi lattice, e lagrime quando indurato produca granelli di resina e di gommma. I nomi di fibre e di vene insegna essere stati tolti da analoghe parti degli animali. L’assorbimento del sugo nutritivo, e la nutrizione della pianta pretende si operino per mezzo delle fibre. Chiama vene le fibre maggiori, e ne adduce in esempio quelle dei pini.

Nella distribuzione metodica degli esseri vegetali, che si legge in questo medesimo libro, Teofrasto si appiglia quasi esclusivamente agli incerti e malsicuri rapporti di grandezza, di consistenza, come pure agli usi loro, onde poi è condotto a stabilire spartizioni poco naturali, quale si è, a suo dire, quella principalissima di piante formate di fibre legnose, sode, e viventi la più parte al di là di un secolo (Alberi), ed in piante di tessitura molle, di consistenza poco soda, alle quali non basta la vita che due anni, od anche solo mesi o