Pagina:Alcuni discorsi sulla botanica.djvu/168

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
68

III.


I Romani.


I Romani, che volendo stare agli ultimi asserti della scienza sarebbero sorti dalla mescolanza dei Greci coi Galli, furono nei primi tempi, come ognuno sa, poco curanti di buoni studii, tuttochè fino dai primordj loro frequentassero cogli Etruschi, popoli di sì antica civiltà, e delle cose naturali indagatori diligentissimi. Ma quando il corso delle armi loro li trasse ad invadere trionfanti le terre della Magna Grecia dapprima, poi quelle della Grecia propriamente detta, fu come si aprissero loro gli occhi d’improvviso, sì li rapì lo splendore meraviglioso di quella coltura, che non aveva rivali, e vergognando della quasi selvatichezza, in che erano vissuti fino allora, tosto divisarono di appropriarsi il sapere dei vinti. Senonchè mentre le lettere, come più rispondenti alle attitudini loro, sì felicemente allignarono nel nuovo suolo da poter in breve rivaleggiare coi maestri, le scienze per contrario meno fortunate mai non giunsero a piantarvi salde radici. Il perchè non solo fu negato ai Romani di pareggiare in quelle ai Greci, ma neppure del prezioso retaggio, che questi lasciavan loro, seppero essi degnamente approfittare. Così per venire alle cose nostre della Storia Naturale si occuparono di