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Pagina:Alcuni scritti del dottor Carlo Cattaneo vol. I, Milano 1846.djvu/55

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38 SCHILLER

Qui la figura del dèspota si leva per un istante gigantesca e tremenda; l'onor suo vuol sangue; non importa se quello degli accusati o degli accusatori, esso vuol sangue. Ma non è facile sostenersi a cotanta altezza; troppo subitamente risurgono le sue perplessità; l'uomo diffidente precipita il suo secreto e l'avara sua affezione nell'ànimo dell'ignoto Posa; e s'abbandona a momentanei furori, e tosto confessa la sua debolezza.

La memoria
Della mia debolezza ardir v'inspira.

Pare che Schiller, per dar contrasto alla luce, abbia voluto esagerare l'età di Filippo, e porre in evidenza la sua canizie e l'esàuste forze; e quindi tratto quel re di quarant'anni pare un Saulle curvo e cadente e tormentato dall'imagine del suo successore.

Il trono mio
Règgesi ancor? Di questa terra ispana
Più non sono il monarca?
A lui piegate
Le ginocchia! prostràtevi al fiorente,
Al più giovìne Re! Filippo io fui,
Ora un vecchiardo senza possa.
Delle regie insegne
Vestìtelo! guidàtelo in trionfo
Sulla morta mia spoglia ...

E qui sviene. E questa è troppa molllezza nel più duro e dissimulato degli uomini, che aveva pocanzi condannato una làcrima fuggita a suo figlio:

Tu piangi? Oh vista abominiosa! Lungi
Da me! Ritorna dalle mie battaglie
Col rossor d'una rotta, e le mie braccia
T'accoglieran; ma vile io ti respingo.