Pagina:Alessandro Volta, alpinista.djvu/65

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il volta alpinista 59


St-Jean de Maurienne, Modane e Moncenisio, incontrando lungo questo tragitto «terribili salite, valli profonde, monti scoscesi, cascate pittoresche e borghi di poverissimo aspetto». Il giorno 28 compiè il valico del Moncenisio, e mentre i compagni approfittarono delle portantine, egli volle servirsi delle proprie gambe per poter fermarsi a suo talento ad esaminare roccie e fenomeni lunghesso la via. Il suo taccuino segna infatti parecchie osservazioni geologiche, frammezzate da altre di diversa natura: indica il laghetto delle trote nell’altipiano superiore, varie cascate bellissime ed il torrente Cenis, una nebbia fastidiosa che in qualche tratto del viaggio tolse la vista dei dintorni, la vivacità e la parlantina dei portatori, ecc. Riguardo alla costituzione petrografica, nota che nella parte bassa della montagna affiorano roccie scistose, tra cui una bella ardesia color di piombo, mentre i massi qua e là dispersi e franati dalle creste fan supporre nella parte alta la prevalenza delle roccie granitiche, le quali ricompaiono anche al basso dopo Susa. Opina quindi: «che il nocciolo di quel grande ammasso di monti sia granito e che lo schisto lo copra solamente fino a certa altezza, come nel San Gottardo, e non lo copra più dalla parte del Piemonte, ove il corso delle acque ha solcato più profondamente il monte». Coincidenza curiosa! Nel suo viaggio in Isvizzera1 il Volta studiò il Gottardo ed il Cenisio e ne comprese in sintesi larga la costituzione geologica: un secolo dopo quei due gruppi montuosi venivano traforati e poterono i geologi studiarne analiticamente,

    L’abate Carlo Amoretti — il noto autore del Viaggio ai tre laghi, pubblicato in 6 edizioni (1794, 1801, 1806, 1814, 1824, 1826) — scrisse nel 1801 una interessante monografia: Della coltivazione delle patate e del loro uso (in-8, fig.). Molti altri libri furono dettati su questo argomento nel secolo scorso e li ricorda il Targioni Tozzetti nelle Relazioni di alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana (II ediz., vol. VI, pag. 127).

  1. Ho già avuto occasione di ricordare quegli scienziati che furono al Gottardo poco prima o poco dopo il Volta ed il viaggio del veneziano Querini (nota a pag. 54). Cade qui acconcio accennare ad altri viaggi nella Svizzera effettuati da italiani in quel turno di tempo.
       Con particolare missione pontificia viaggiò per la Svizzera ed altre regioni dell’Europa Centrale il cardinale Giuseppe Garampi, ed il diario di tal viaggio, compiuto dal 1761 al 1763, è stato pubblicato solo dieci anni or sono per cura del dott. Gregorio Palmieri, uno dei custodi dell’Archivio Vaticano (Viaggio in Germania, Baviera, Svizzera, Olanda e Francia; diario del cardinale Giuseppe Garampi; edizione condotta sul Codice inedito esistente nell’Archivio Vaticano. Roma, tip. Vaticana, 1889). Pieno di interessanti notizie intorno ai costumi ed alle cose dei paesi visitati è questo libro: il Garampi uscì d’Italia per la via dell’Adige da Verona ad Innspruch, e ritornò per mare da Trieste a Venezia; delle principali città svizzere parla a lungo.
       Un viaggio nella Svizzera fu pure compiuto nel 1778 dal matematico ed astronomo Paolo Frisi, che si recò a Ginevra valicando il Sempione e ritornando in patria per il Gran San Bernardo; in tale occasione prese alcune misure di altezze. (Vedi i suoi Opuscoli filosofici, Milano, Galeazzi, 1781, pag. 107 e seg.)