Pagina:Alessandro Volta, alpinista.djvu/70

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64 il volta alpinista


sono però eguali: uno contiene correzioni e varianti, epperò deve considerarsi come il migliore, sebbene non ancora riveduto anch’esso in modo definitivo. Giustamente osserva il nipote Zanino: «Il confronto dei due esemplari ci manifesta parecchi pentimenti, e l’uso del nostro fisico-poeta di sottosegnare con una specie di piccolo scarabocchio, che sembra, ma non è casuale, que’ passi o parole di cui non era contento; laonde apprendiamo ch’esso non amava soffermarsi a far correzioni durante il primo getto, seguendo piuttosto lo slancio del pensiero per riservarsi a modificare e correggere poi. La facilità al verseggiare, la pronta abbondanza di nobili pensieri, e una certa fantasia non gli mancarono senza dubbio, ma, non aspirando egli al lauro d’ottimo poeta, e modestamente pago d’ascriversi tra coloro che con parola di moda chiamerò dilettanti di poesia, non sudò per fermo giammai nè all’atto di dettar versi, nè al successivo più paziente e sì difficile lavoro della lima, come forse sudarono e stentarono altri che a’ tempi suoi si proclamavan da se stessi eccellenti autori. Uomo di squisito sentire, incapace d’invidia, ricorreva alla poesia quando gli commovesse l’animo alcun fatto rilevante che toccasse persone da lui amate o stimate, perciò la freddezza non è il difetto della sua musa, come non è suo pregio la perfetta eleganza degli ornamenti: più spontaneità che studio tu vi riscontri, una certa altalena di merito letterario e ineguaglianze di forma che tradiscono la poca fatica spesavi attorno e in pari tempo la possibilità di far meglio».

    Posso per altro aggiungere il celeberrimo Volta, di cui, oltre vari sonetti e anacreontiche per nozze e per monache, furono nelle nostre raccolte pubblicati altri lavori, per es.: Un’ode sull'innesto del vaiuolo, alcune poesie bernesche, un poemetto latino in esametri sopra alcuni fenomeni fisici e chimici.
       Sono poi lieto che in questi ultimi giorni mi sia capitato nelle mani un di lui autografo, che compiego, contenente un componimento in terza rima col titolo: “Omaggio al sig. di Saussure per la sua salita al Monte Bianco e le esperienze ivi fatte nei primi d’agosto del 1787. Traduzione libera dal francese„.
       Nella Storia di Como di Maurizio Monti (Vol. II, parte II, pag. 613) trovasi accennato questo lavoro inedito del Volta, appunto come una traduzione libera; se ne riportano anzi le prime quattro terzine. Ma dall’esame delle corrispondenze autografe, dagli intimi rapporti che esistevano fra i due scienziati e dalla grande facilità che il Volta aveva di scrivere nell’idioma francese, io sono indotto con altri a credere che l’originale spedito a Saussure deva attribuirsi al Volta medesimo.
       Interessanti sono anche le note che corredano questo autografo; ed io mi pregio di farne dono al Reale Istituto Lombardo, perchè lo unisca agli altri preziosi manoscritti del sommo fisico Comense, dei quali, spero, diverrà in breve assoluto possessore.

    Prof. Luigi Magrini.

       Il presidente dell’Istituto Lombardo comunicò il dono fatto dal prof. Magrini nella tornata dell'11 giugno 1863, e negli Atti non v’è che il semplice annunzio del dono, coll’osservazione, fatta dal Magrini stesso, che anche il testo francese della poesia debba attribuirsi al Volta (Atti del Reale Istituto Lombardo, ecc.: Vol. III, pag. 341).