Pagina:Alessandro Volta, alpinista.djvu/83

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erborai che li salgono per asportarne piante medicinali, o mangereccie d’ornamento (lib. XXV, 1); contro i cercatori di pietre che non si fanno scrupoli di forarli, tagliarli e portarne via immensi blocchi; e persino contro quelli che si spingono sulle vette e sui ghiacciai, penetrando nelle nubi ed avvicinandosi al cielo (lib. XXXVI, 1). Dal che si vede come Plinio amasse la montagna, ed al pari di lui furono tutti quegli antichi che veneravano i monti e per questo motivo appunto non li profanavano salendoli: era il loro un alpinismo mistico, platonico. Si limitavano ai passi, ai valichi, donde contemplavano le vergini vette.Tuttavia la curiosità scientifica fu in Plinio così grande, che lo fece rimaner vittima alle falde del Vesuvio, mentre appresta vasi a salirlo e studiarne i fenomeni, di cui, per la prima volta, a memoria d’uomo, il vulcano facevasi teatro.

Con la proposta poi di dare il nome del De Saussure a quel monte — che, sebbene fosse il più alto della catena alpina, rimase per tanto tempo sconosciuto, sì da figurare per la prima volta nell’Atlante del Mercatore edito nel 1595, colla denominazione di Maledetto, e solo nella carta del Bourrit, edita nel 1787, col nome attuale1 — il Volta precorse il sistema invalso, dacchè i Clubs Alpini cominciarono a funzionare, di classificare le cime coi nomi dei rispettivi primi salitori e con quelle d’altre persone benemerite dello studio dei monti. Probabilmente se il Volta avesse pubblicato il suo carme, o se in qualsiasi altro modo avesse fatto conoscere la sua proposta, questa sarebbe stata senz’altro accettata, ed il nome dell’autore dei Voyages dans les Alpes figurerebbe a quest’ora sulle carte topografiche allato al colosso delle Alpi, e non soltanto come distinzione d’una delle guglie del gruppo (Aiguille de Saussure m. 34802). Per un procedimento inverso, il re di Sardegna accordò il titolo di Balmat du Mont-Blanc alla famosa guida Giacomo Balmat, che un anno prima del De Saussure aveva salito col dott. Paccard la gran vetta e v’era ritornato ancora un mese avanti, ed il ti-

  1. Veniva anche detto: l’Agghiacciata pe’ suoi enormi ghiacciai. Nella carta del Mercatore il gruppo del Monte Bianco è segnato col nome generico di Glacih-es e la vetta con quello di Roches Blanches o Mont Maudit. Nella carta della Savoia di Paolo Forlani edita a Venezia nel 1562, la regione del Monte Bianco è indicata in modo che, invece di un gruppo di altissimi monti, sembra uno stagno con giuncheti. Nella più antica carta della Savoia, incisa dal belga Gilles Bouillon nella prima metà del cinquecento, e riprodotta poi dall’Ortelio nel suo Atlante (Theatrtun orbis terrarum, 1a edizione, Anversa 1570) vi sono indicate le montagne, ma coi soli nomi del Grande e Piccolo San Bernardo e del Moncenisio.
  2. Nella nuovissima Carta della Catena del Monte Bianco dei signori Imfeld e Kurz è quotata m. 3554