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ii. del principe e delle lettere
 



conseguenza del principio della corruzione di quel popolo; il quale pure per alcun tempo ancora può durare corrotto e libero. Ed ecco, mi pare, spiegata la contraddizione apparente fra Atene e tutte le altre cólte nazioni da essa in poi conosciute. La corruzione, divenendo in appresso totale ed estrema, oltre alla giá spenta libertá, ella poi corrompe e spegne in breve del tutto anche le lettere stesse, come ogni altra utile cosa. Se le lettere allora possono pure sottrarsi dalla universale rovina, pervengono anch’esse a tal segno di viltá che, snaturandosi, per cosí dire, si fanno elle stesse cagione di corruzione col farsi nemiche di veritá; e sono esse allora, come falsificatrici delle politiche idee, la cagione veramente di altri costumi, assai piú guasti e ammorbati che quelli di cui erano figlie.

Secondo le diverse epoche e posizioni d’un popolo, e secondo la specie di gente che maneggia fra esso le lettere, elle possono dunque a vicenda divenire effetto e cagione di corrotti costumi: ma possono altresí, e ben maneggiate il debbono, farsi efficacissima cagione di libertá e di virtú.

Capitolo Terzo

Che le lettere nascono da sé, ma sembrano abbisognare

di protezione al perfezionarsi.

Ella è passione innata nell’uomo, soddisfatti appena i bisogni di necessitá, il volersi distinguere dagli altri, col far meglio e maggiori cose in altrui e proprio vantaggio. Fra le nazioni selvatiche, questo amor della gloria si manifesterá nel voler l’uomo farsi miglior cacciatore o pescatore che niun altri; fra le guerriere, miglior soldato; fra le cólte, miglior politico, filosofo, istorico, poeta ecc.

Ciò posto, il primo impulso alle lettere, come ad ogni altra bell’arte, egli è pur sempre quel naturale innato desiderio di distinguersi: e questa umana passione si dée posare per prima e vera base d’ogni arte. Ma se nei diversi individui questo