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ii. del principe e delle lettere
 



principio e compimento perfetto, senza che protezione di principe unico non v’entri per nulla: ma v’entrava per molto bensí la onorevole, e non mai rifiutabile protezione del principe popolo; e tale era, fortunatamente per l’arte, il popolo d’Atene. E cosí la egloga pastorale, le satire, ed ogni specie in somma di poesia, nacque e si perfezionò fra i greci, senza l’insultante mortifero aiuto di nessuna assoluta ed unica podestá. Che se gli altri tre secoli letterari videro crescere all’ombra del principe quei sommi poeti di cui si fregiarono, la maestá e sublimitá di quei primi greci varrá ben tanto (io spero) da potere ella sola starsene a fronte di tutti questi altri poeti; i quali di ogni cosa sono debitori piú assai alla loro imitazione di quei sommi greci, che non all’aiuto dei loro sozzi ed inetti protettori. E se a Virgilio avesse mancato l’appoggio d’Omero e di Esiodo e di Teocrito, che avrebbe egli creato col solo appoggio d’Augusto? E che sarebbero in somma pressoché tutti i poeti nostri moderni, e i teatrali specialmente, se i greci, inventori d’ogni cosa perché erano liberi, non avessero a loro insegnato ogni cosa; e se, in tal modo, non gli avessero protetti di necessaria, verace e non vergognosa protezione?

Dagli esempi ricavati da ogni specie di letterati, parmi dunque aver chiaramente provato che le lettere tutte, come semplicemente dilettevoli, hanno tanto maggiormente prosperato in repubblica che nel principato, di quanto è di gran lunga superiore l’inventare al solo imitare, e che, come utili, le lettere vi hanno tanto maggiormente prosperato, quanto la filosofia, storia e oratoria, prese in se stesse, possono riuscire piú giovevoli che la nuda poesia. Ma questa sola può allignare nel principato, massimamente allorché nulla dice: ed anco allignare vi può dicendo pur qualche cosa; e ciò, mercé il velo sotto cui ella le tre altre nasconde. La triste cagione per cui la poesia (ma deviata sempre moltissimo dal suo vero fine) può sola prosperare nel principato parmi essere, da prima, il lenocinio del diletto, che anche sovra i duri cuori dei dominanti può molto; in oltre, dall’essere la poesia finzione, ne nasce la lusinga nel principe che, seducendo egli o corrompendone l’artefice, potrá