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ii. del principe e delle lettere
 



non vi hanno prestato la mano. I moti dei pianeti, la forma del globo, la costruzione e armatura delle navi, le virtú dell’erbe, la meccanica analisi del corpo umano, la diversitá degli animali e dei climi ecc. ecc.; queste scoperte tutte, noi le dobbiamo non meno alla borsa del principe che all’ingegno dell’osservatore; il quale o nulla o pochissimo avrebbe scoperto senza l’aiuto di quello. Ma il nudo corredo di un vero letterato, che tutto ritrova in se stesso, e quali per esempio furono Omero e Platone, altro mai non fu né dev’essere, fuorché ingegno, salute, pochi libri, e libertá moltissima. Cose tutte che il principe può tôrre, impedire o scemare, ma non mai dare né accrescere.

Fra gli scienziati tuttavia il gran Newton è una eccezione ad ogni regola; egli è figlio di se stesso; le sue scoperte non si ardiscono intitolare col nome di progressi; elle sono creazioni; e quella somma di lumi, che i dotti in tale materia dicono aver egli attinta dal Galileo e dal Bacone o da altri, non mi risolvo io a crederla assolutamente la cagione di tutti i nuovi lumi da lui ritrovati, ma una parte soltanto di detta cagione; talché, se anche mancato gli fosse codesto aiuto, avrebbe egli con tutto ciò tentato un nuovo sistema, che sarebbe forse riuscito alquanto meno perfetto, ma sempre grande, straordinario e ad ogni modo veramente ben suo. Ma, benché questo insignissimo promotore delle scienze, non avendo in apparenza altro corredo che quello stesso che s’ebbero Omero e Platone, senza nessuna espressa protezione, abbia potuto scoprire e creare la vera anima dell’universo; con tutto ciò non mi rimuovo io in nulla dal parer mio che le scienze non possano fare da sé; poiché a Newton fu pure accordata (e necessaria gli era) quella tacita protezione che sta nella quiete, libertá e sicurezza. Ma per averla egli ottenuta da una nazione libera, di tanto piú giovevole ed onorevole gli è stata una tal protezione, che se ottenuta l’avesse dall’assoluto capriccio di un principe. A convalidar quant’io dico, mi si appresentano tosto gli esempi di Galileo e di Cartesio, i quali, o per non aver avuto protezione, o per averla avuta equivocamente dai principi, non andarono esenti da molte altre persecuzioni e disturbi, e quindi da infiniti ostacoli.