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ii. del principe e delle lettere
 



molto scapitare della loro forza e puritá. Aggiungo che i loro fatti, parole e focosi insegnamenti, svelavano indubitabilmente un animo innalzato, e insofferente di ogni oppressione, ove pure non volessero farsi oppressori essi stessi. Onde costoro, come uomini senza dubbio ad ogni modo sublimi, meritano, anche dai meno religiosi uomini, ammirazione, culto e venerazione.

Capitolo Sesto

Dell’impulso naturale.

Annoverate ho finora tutte le diverse classi di uomini sommi, che siano da noi conosciute: letterati, scienziati, politici, legislatori, artisti, capitani, capi-sètta, santi; e peranche v’ho incluso i principi stessi; per quanto mai possa esser grande questa specie, che tanti grandi uomini d’ogni sopraccennato genere impedisce e distrugge. Ma di quanti ne ho annoverati, di tutti dico che sommi veramente non furono mai, né sono, né saranno, né potranno mai essere in nessuna delle nomate classi coloro che a divenir sommi non avranno avuto per prima base l’impulso naturale.

È questo impulso un bollore di cuore e di mente, per cui non si trova mai pace né loco; una sete insaziabile di ben fare e di gloria; un reputar sempre nulla il giá fatto, e tutto il da farsi, senza però mai dal proposto rimuoversi; una infiammata e risoluta voglia e necessitá, o di esser primo fra gli ottimi, o di non essere nulla.

Piú laudevole e maggiore debb’essere questo impulso, in proporzione della grandezza del fine che egli si propone, e della grandezza dei mezzi che adopera per conseguirlo. Ma da questo immoderato amore di giovare a se stesso con la gloria, non dée né può mai andarne disgiunto l’amore dell’utile altrui. Da questo utile, ampiamente provato coi fatti, si aspetta poi in