Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. I, 1946 – BEIC 1727075.djvu/67

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ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

Isabella.

Desio, timor, dubbia ed iniqua speme,

fuor del mio petto omai. — Consorte infida
io di Filippo, di Filippo il figlio
oso amar, io?... Ma chi ’l vede, e non l’ama?
Ardito, umano cor, nobil fierezza,
sublime ingegno, e in avvenenti spoglie
bellissim’alma; ah! perché tal ti fero
natura e il cielo?... Oimè! che dico? imprendo
cosí a strapparmi la sua dolce immago
dal cor profondo? Oh! se palese mai
fosse tal fiamma ad uom vivente! Oh! s’egli
ne sospettasse! Mesta ognor mi vede...
Mesta, è vero, ma in un dal suo cospetto
fuggir mi vede; e sa che in bando è posta
da ispana reggia ogni letizia. In core
chi legger puommi? Ah! nol sapess’io, come
altri nol sa! Cosí ingannar potessi,
sfuggir cosí me stessa, come altrui!...
Misera me! sollievo a me non resta
altro che il pianto; ed il pianto è delitto. —
Ma, riportare alle piú interne stanze