Pagina:Alfieri - Vita, I, Londra, 1804.djvu/192

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190 VITA DI VITTORIO ALFIERI.


[1771] troppo mi ripugnava in Taccia ad un nemico offeso da me; ma pure violentandomi, lo faceva per salvare, se era possibile, la donna. Questo era stato il discorso tra noi prima di arrivar sul luogo ch’io accennai. Ma allorché nell’atto di sguainar la spada, egli osservò ch’io aveva il manco braccio sospeso al collo, egli ebbe la generosità di domandarmi se questo non m’impedirebbe di battermi. Risposi ringraziandolo, ch’io sperava di no, e subito Io attaccai. Io sempre sono stato un pessimo schennidore; mi ci buttai dunque fuori d’ogni regola d’arte come un disperato; e a dir vero io non cercava altro che di farmi ammazzare, Poco saprei descrivere quel ch’io mi facessi, ma convien pure che assai gagliardamente lo investissi, poiché io al principiare mi trovava aver il Sole, che stava per tramontare, direttamente negli occhi a segno che quasi non ci vedeva; c in forse sette o otto minuti di tempo io mi era talmente spinto innanzi, ed eglixitrattossi, e nel ritrarsi descritta’una curva si fatta, ch’io mi ritrovai col Sole direttamcnt© alle spalle. Cosi martellando gran tempo, io iserapre portandogli colpi, ed egli sempre ribattendoli, giudico che egli non mi uccise perchè non volle, e ch’io non l’uccisi perchè non