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220 VITA DI VITTORIO ALFIERI.


[1771] una di quelle ville reali, colsi subito il tempo ch’egli non v’era, e lasciai il pollzzino divisita con una commendatizia della Segreteria di Stato che avea recato meco com’è d’uso. Tornato egli in Madrid fu da me,non mi trovò; nè io più mai cercai di lui, nè egli di me. E tutto questo non contribuiva forse poco a sempre più innasprire il mio già bastantemente insoave ed irto carattere. Lasciai dunque Madrid verso i primi del Dicembre, e per Toledo, e Badajoz, mi avviai a passo a passo verso Lisbona, dove dopo circa venti giorni di viaggio arrivai la vigilia del Natale.

Lo spettacolo di quella città la quale a chi vi approda, come io, da oltre il Tago, si presenta in aspetto teatrale e magnifico quasi. quanto quello di Genova,con maggiore estensione e varietà, mi rapi veramente, massime in una certa distanza. La maraviglia poi e il diletto andavano scemando all’approssimar della ripa, e intieramente poi mi si trasmutavano in oggetto di tristezza e squallore allo sbarcare fra certe strade,intere-isole di muriccie avanzi del terremoto, accatastate e spartite allineate a guisa di isole di abitati edifizj. E di cotali strade se ne vedevano ancora moltissime- nella pane bassa della città, benché fossero già ora-