Pagina:Alfieri - Vita, I, Londra, 1804.djvu/67

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EPOCA SECONDA. CAP. V 65


la compagnia, 0 per dir meglio il rivedere di [1762] tempo in tempo la sorella, mi riusciva tanto più grato, quanto mi pareva che io la sollevassi alcun poco dalla sua afflizione d’amore; essendo stata così divisa dal suo innamorato, che pure si ostinava in dire di volerlo assolutamente in isposo. lo andava dunque ottenendo dal mio custode Andrea, di visitare la mia sorella quasi tutte le Domeniche e Giovedì, che erano i nostri due giorni di riposo. E assai spesso io passava tutta la mia visita di un’ora e più, a pianger con essa alla grata;e quel piangere, parca che mi giovasse moltissimo; sicché io tornava sempre a casa più sollevato,benché non lieto. Ed io, da quel Filosofo ch’io m’era, le dava anche coraggio, e l’incitava a persistere in quella sua scelta; e che finalmente,esta poi la spunterebbe con lo Zio,che era quello che assolutamente vi si opponeva il più. Ma il tempo, che tanto opera anco su i più saldi petti, non tardò poi moltissimo a svolgere quello di una giovanotta; e la lontananza, gl’impedimenti, le divagazioni, e oltre ogni cosa quella nuova educazione di gran lunga migliore della prima sotto la Zia paterna, la guarirono e la consolarono dopo alcuni mesi.

Nelle vacanze di quell’anno di Filosofia,