Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/139

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

sesta 117

Pietà nel core onnipotente svegli:
     Ben questo ferro, qualor tu lo mostri
     447Al divin Figlio, è onnipotente anch’egli.
Poiché Marianna in que’ montani chiostri
     Fé’ risonar le sue pietose note,
     450Stette, qual Donna, che a Maggior si prostri;
E al supplichevol atto, e alle devote
     Preci la Diva in umiltade illustre
     453Parve innostrar le virginali gote;
Poi, com’alba che il giorno indori e lustre,
     Splendè più chiara, ed abbracciò l’Amica
     456Ne’ voti suoi sì dolcemente industre;
E all’Angel chiesta quella spada antica,
     Ch’ella bagnò de’ sovrumani pianti
     459Nel dì, che vinse Amor Morte nemica,
Colle candide man pura spiranti
     Luce e soave ambrosia e grazie rare
     462L’offerse alto levata al Figlio avanti.
Silenzio all’aria, al suolo, all’acque amare,
     Ed alle sfere; e in un girar di ciglio
     465Tacque la terra, il cielo, il vento e il maje;
Ed ella incominciò: Per quella, o Figlio,
     Pietà, che in me infondesti, e ch’io disserro
     468Dal cor, che dalla tua prende consiglio;
Per questo, ch’io supplice Madre afferro,
     E l’Alma già m’empiè d’immensa doglia.
     471Sacro alla morte tua lugubre ferro,
Prescrivi al tuo Voler, che sleghi e scioglia
     L’Anime, cui l’affinatrice fiamma
     474Vieta il varcar quell’infocata soglia.
Poiché sai quali io chieggio, e qual m’infiamma
     Per esse amor, delle dovute pene
     477Deh! non chiedere lor l’ultima dramma: