Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/256

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234 visione

E levando lo sguardo entro l’accesa
     Lampa immensa del lume, un Anglol vidi,
     84Che con l’argentea piuma al dorso appesa
Mosse; e qual Uom, che in suo poter s’affidi
     Fe’al gran Disco un sol cenno, a quel mostrando
     87L’usata via dell’occidente ai lidi;
E dopo il grave sovruman comando
     Scese; e mentre scendea d’auree fiammelle
     90Per l’etereo sentier l’orme segnando,
Il puro aer, che avea forme sì belle,
     Dintorno replicò il festevol eco:
     93Date loco a Francesco, o sfere, o stelle.
Smarrito, ed abbagliato, e quasi cieco
     Fra il suono e tanta luce esser mi parve,
     96E in meditar la vaga effigie meco
Deluso mi credei da ignote larve;
     Ma più veloce de’ scoccati fili
     99Del lume al fianco mio l’Angel comparve,
E disse: Mira in me de’ sacri umìli
     Vati l’accenditor. Le mie parole,
     102Se tu nol sai, sveglian valor nei vili.
Io pien di Lui, ch’opra in un atto, e vuole,
     Spiro in te fiamme; e già le senti: Io sono
     105L’Angelo Uriele aggirator del sole,
Che del foco immortal parte ti dono,
     Perchè tu spieghi cose alte, di cui
     108Quand’Uom le ammira muto, io ne ragiono.
Tu ai Re d’Austria e d’Etruria in ambedui
     Sceso l’onor del Genitore Augusto
     111Farai palese, e quanto è sommo in lui;
Tal che quella Real Donna, cui giusto
     Duolo squallidi ancor giorni prescrive
     114Presso all’Avel dei lunghi pianti onusto,