Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/265

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duodecima 243

Maravigliando, che senz’ombra e velo
     381Sì eccelse cose a me fosser dischiuse,
     Muto io guardava infra desire e zelo:
Godea, non come Spirto, in cui s’infuse
     384La beata virtù, ma qual Uom lieto
     Per sovrumana idea, che lo confuse:
Quando l’Eroe presso al chiaror secreto
     387Del sommo seggio al pian prostrossi, e stette
     In atto umil di riverenza, e cheto;
E il pio Goffredo, che fra l’altre elette
     390Schiere precorse a lui, la lingua sciolse:
     Mira fra le tue pure Alme dilette,
Dio degli Dei, questa, che il vol disciolse
     393Dal carcer delle vampe affinatrici,
     In cui sua pena e tua pietà l’avvolse.
Questa tra il foco e l’acque, e le infelici
     396Vie della terra, e fra tempeste e scogli
     Fida le tue serbò grazie vittrici.
Tu me scegliesti a lei guida, e tu sciogli
     399Me dal mio voto. Ecco a te l’offro. Ah! schiudi
     Le dive braccia tue, Padre, e l’accogli.
Tremàro allora i Troni e le Virtùdi
     402Angeliche; e una voce udii, che disse:
     Viva, e regni con noi. E insegne e scudi
Vidersi, in cui la Mano eterna scrisse
     405Dell’Eroe l’opre, e applauso tal si sparse,
     Qual da mille torrenti un suon che uscisse;
E Caritade in abbracciarlo apparse
     408Più di pria luminosa, e ai dolci amplessi
     Tutto di raggi ei si coperse ed arse.
In quel punto su lui con lampi spessi
     411Rifolgorò il gran Figlio, e Amor dall’alto
     Ignea lingua vibrógli, e fiamma ei fessi;