Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/28

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6 visione

E tal ribrezzo misto a fredde stille
     D’atro sudor m’irrigidì le avvinte
     81Mani al sostegno mio, che quasi aprille
Fra cento vane al mio pensier dipinte
     Idee, che furo in un momento accolte,
     84E cangiate, e riprese, e insiem rispinte.
Sconsigliato tentai colle rivolte
     Piante, e al dirupo fitte, arcando il dorso,
     87Arrampicarmi alle pietrose volte;
Ma il piè a toccar la roccia appena scorso
     Era, che il ritirai, dubbio qual fosse
     90Peggior o il mio reo stato, o il mio soccorso;
Perchè all’arbor, che al grande urto si scosse,
     Temei col raddoppiar l’infausta leva
     93Sveller affatto le radici smosse.
Grida tronche da fremiti io metteva,
     Che dai concavi tufi e dalle grotte
     96Un eco spaventevol ripeteva.
Già dal forzato ceppo aspre e dirotte
     Sul corpo mi piovean ghiaje ed arene,
     99E l’ime barbe già scoppiavan rotte:
Già l’Alma ingombra avean larve sì piene
     Di morte, che pareami, anzi io sentía
     102Le inghiottite acque entrar fin nelle vene;
Perchè il vortice infranto, che salía
     In larghi spruzzi dai spumanti seni,
     105Col ribalzato mar mi ricopría.
Quand’ecco cinto da raggi sereni
     O corpo, od ombra verso me si spinse,
     108Che gridò forte: In me t’affida, e vieni;
Vieni; e la destra mia prese, ch’ei strinse
     Colla sua manca mano, e con un salto
     111Delle mie lasse membra il peso vinse.