Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/84

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62 visione

Poggiammo a un margin largo, onde già mossa
     Scendea la luce nell’oscuro fondo,
     219Su cui spinser le mie vertebre l’ossa.
Il margo argin formava ad un profondo
     Fiume, che d’archi e tronchi muri un monte
     222Erto radea rapidamente a tondo,
Cui libero porgea tragitto un ponte,
     Che sovrastava col pietroso dorso
     225Di cotant’acque alla perpetua fonte,
Che, benché velocissime nel corso,
     Pur tacite sfuggìan, come se fosse
     228Un rigagnol di pingue olio ivi scorso.
Sovra quel masso, ov’io salii, mostrosse
     Tal di miste fra lor forme un’immago,
     231Che a svilupparle in sé il pensier levosse.
Nata allo scettro, anzi che al fuso e all’ago.
     Una Vergin vid’io, cui su le ciglia
     234Astro splendea mirabilmente vago:
Da un lato in guisa d’uom, che la consiglia,
     Strigneala fra le braccia un Garzon forte
     237Fasciato gli occhi di benda vermiglia,
E cinto il crin, che ombrava a lui le smorte
     Guance, d’aspidi, qual pinse l’Egitto
     240Iside colle serpi al capo attorte.
Parlando ei la svolgea dal cammin dritto
     Sovra un ingannator fiorito vallo,
     243Che attorno al fiume strada era al delitto;
E in parlar diffondea fumo dal giallo
     Labbro, offuscando a lei l’astro sul viso,
     246Come per fiato appannasi il cristallo.
Dall’altro Donna, che un celeste riso
     Sotto candido vel tralucer fea,
     249Stavale accanto, e col non mai diviso