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408 il cartesio

di tutti gli edifizî che furono dipoi nel mondo fisico realmente innalzati.

Ma perché il fare fu sempre di maggior pregio che il dire, sarà pur forza confessare che i primi lumi nella Filosofia sono veramente il Keplero e il Galilei, amendue maggiori di età dei Cartesio. Scoprì quel sagacissimo Tedesco, oltre alla vera teoria della visione, le leggi che osservano ne’ loro movimenti i pianeti; e il nostro Linceo trovò la legge della caduta dei gravi e del moto dei proietti, fondò la scienza della resistenza dei solidi, fu l’inventore si può dire del telescopio, con cui discoprì la rotazione del sole, i satelliti di Giove tanto utili alla Geografia, le fasi di Venere, punto nell’Astronomia capitalissimo, discoprì in somma un nuovo cielo che la mercé sua volge, per così esprimersi, più bello e più benefico alla terra.

Al Galilei tutti i grandi uomini forestieri accordano ad una voce il titolo di grande: e se taluno in Francia, forse per non eclissare il suo compatriota, o lo trapassò con silenzio dove più bisognava parlarne, o ne fece meschinamente menzione, egli venne nel medesimo tempo quasi ricompensato da due chiarissimi Inglesi che non temettero dargli quella lode che gli si conviene. L’uno è David Hume, il quale nella sua storia dice come nel tempo che in Inghilterra Bacone mostrava le vie che conducono al vero, ci era già in Italia chi era entrato per esse, e fatto vi aveva di gran cammino; un uomo degno della ammirazione di tutte le nazioni, di cui, egli aggiugne gentilmente, pare non faccia il suo paese quel grandissimo conto che merita, forse per la gran copia di uomini grandi che in esso fiorirono1. L’altro

  1. «The great glory of literature in this island, during the reign of James, was My Lord Bacon. Most of his performances were composed in Latin tho’ he possessed neither the elegance of that, nor of his native tongue. If we consider the variety of talents displayed by this man, as a public speaker, a man of business, a wit, a courtier, a companion, an author, a philosopher; he is justly the object of great admiration. If we consider him merely as an author and philosopher, the light, in which are view him at present, tho’ very estimable, he was yet inferior to his contemporary Galileo, perhaps even to Kepler. Bacon pointed out at a distance the road to true philosophy: Galileo both pointed it out to others, and made, himself, considerable advances in it. The Englishman was ignorant of geometry; the Florentine revived that science, excelled in it, and was the first who applied it, together with experiment, to natural philosophy. The former rejected with the most positive