Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/15

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Dialogo Primo. 3

se bisognava, e far quistioni per averne la risposta. Una naturale negligenza e una disaffettazione non istudiata condiva tutto ciò, ch’ella diceva. Del resto assai bella per acquistare a suo marito degli amici, ed insieme assai giudiziosa per non acquistargliene un solo alla volta. E queste cose non trovandosi per lo più insieme che in un libro, e nella immaginazione degli Autori, ciò è cagione, cred’io, che la dottrina nelle Dame non â quell’universale applauso appresso al Mondo, che â la bellezza.

Quando noi eravam soli, e che gl’importuni ci lasciavan respirar dal giuoco, ripiego e flagello insieme delle società, noi spendevamo qualche parte della giornata nella lettura di libri ora antichi, or moderni, facendo ella grazia contra l’opinione di quel Re, che voleva ogni cosa di vecchio a’ nuovi libri, così come a’ nuovi amici. La Poesia era il principale oggetto della nostra lettura, parendo ella confacevole più d’ogn’altra cosa alla campagna, in cui ella secondo tutti i Genealogisti delle bell’Arti prima ch’ogn’altra ebbe già l’origin sua. Questo però si faceva in modo che nè men quella Poesia, che è (per così dire) affatto cittadina, come la Commedia, l’Epica, e la Satira era esclusa; acciò in ogni cosa un certo spirito di libertà dominasse, che il fondamento era della nostra società. Questo spirito più che in altro ne’ nostri giudizj dominava, per cui un Italiano, un Francese, un Antico, un Moderno era da noi riguardato col medesimo occhio. La saggia elevazione e la